Opinioni Lettere al Direttore

Così Modena ha rimosso dalla coscienza collettiva l'attentato del 16 maggio

Così Modena ha rimosso dalla coscienza collettiva l'attentato del 16 maggio

Il punto non è quanti altri episodi dovremo aspettarci, bensì se sapremo riconoscere che ci troviamo di fronte a una sfida culturale


2 minuti di lettura

Gentile Direttore,

Ho letto con interesse il recente editoriale che si interrogava su quanti altri casi come quello del 16 maggio dovremo ancora aspettarci. A quella domanda vorrei rispondere partendo da una constatazione che, da cittadino modenese, continua a sorprendermi.
Ciò che più mi colpisce non è soltanto quanto accaduto quel giorno, ma la sostanziale incapacità di buona parte della cittadinanza di coglierne la portata. Ogni volta che, nelle conversazioni quotidiane, faccio presente che ci siamo trovati di fronte a un episodio che, per dinamica, rappresenta un precedente senza eguali sull’intero territorio nazionale, mi trovo di fronte a minimizzazioni, silenzi o indifferenza. È come se si preferisse rimuovere il problema piuttosto che interrogarsi sul suo significato.

A ciò si aggiunge un altro elemento che ritengo emblematico. Si scende in piazza con convinzione quando l'iniziativa è promossa da realtà politicamente affini alle proprie convinzioni, ma si diserta un presidio apartitico che chiede semplicemente verità e giustizia. È un atteggiamento che racconta molto della trasformazione del nostro tessuto civile: un conformismo rassicurante, un certo qualunquismo e una crescente tendenza a delegare ad altri la responsabilità di affrontare questioni scomode.
Tutto questo appare ancora più preoccupante in un contesto internazionale caratterizzato da profonde tensioni culturali e geopolitiche.
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Sarebbe un errore pensare che Modena possa considerarsi estranea ai cambiamenti che stanno interessando l'Europa. Una società che rinuncia a interrogarsi sulla propria identità, sulla propria storia e sui valori che l'hanno plasmata nei secoli rischia di affrontare tali sfide con disarmante impreparazione.

 

Nelle discussioni quotidiane resto allibito dal livello di sottovalutazione di questi temi. Viene da chiedersi se molti credano davvero di vivere ancora in un El Dorado oppure se, più semplicemente, preferiscano convincersi che il problema riguardi sempre qualcun altro.
Per questo condivido l’interrogativo posto dal vostro editoriale, ma ritengo che la risposta non sia innanzitutto numerica. Il punto non è quanti altri episodi dovremo aspettarci, bensì se sapremo riconoscere che ci troviamo di fronte a una sfida culturale. Ignorarla o liquidarla come un'esagerazione non la farà scomparire.
Mi auguro che la nostra comunità ritrovi quel sano orgoglio che la porti ad affrontare seriamente questi temi, senza rimozioni, perché solo una cittadinanza consapevole può affrontare con lucidità le sfide del presente e del futuro.
Cordialmente
Giancarlo Mazzocchi
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