Le parole scelte da Di Maio per abbandonare il Movimento nel quale è nato e al quale deve tutto, suonano come un pragmatico richiamo. Un brusco risveglio. Cari attivisti, ora basta con gli scherzi. Basta con i Vaffaday e basta con il grido 'onestà'. Basta con gli streaming a ogni ora e basta con gli ossequi al guru che sognava un mondo di uomini liberi. Liberi anche di sbagliare. Basta con Rousseau, basta accarezzare l'uscita dall'Euro, basta col mito di Casaleggio. Basta con le restituzioni degli stipendi e basta col vincolo del doppio mandato.
Il Parlamento non è una scatola di sardine e uno non vale uno. Ora i bambini, gli ingenui, i puri di cuore possono farsi da parte. Ora giocano i grandi. La politica è un gioco serio. No, no, non è la guerra ad essere un gioco serio. E' la politica ad esserlo. Un gioco difficile, per i grandi. E i grandi se ne fregano. Prima viene la Nato, poi viene l'Europa e poi l'Italia. O meglio prima viene la Nato, poi viene l'Europa e poi viene Mario Draghi che rappresenta appunto la Nato e l'Europa.
L'aria è cambiata da tempo, i faccia a faccia con cui veniva deriso Bersani, simbolo incolpevole di una politica vecchia e superata, sono solo un ricordo, ma ora è la svolta definitiva. Da questa sera non si torna più indietro.
Tornate nelle vostre stanze bambini. Tornino nelle loro stanze gli attivisti che nei Consigli comunali di periferia con un rimborso di 100 euro o poco più al mese, si sono presi querele e insulti per quel sogno a 5 Stelle.
E' il tempo dei grandi, degli adulti. Del Reddito di cittadinanza che non abolisce la povertà, ma che consente di avere un bacino di consensi minimo per poter essere rieletti. O almeno si spera.
E' il tempo di Di Maio, l'uomo che, con responsabilità, ha abolito l'utopia. Anzi, peggio. Che ha mostrato che quell'utopia non è mai esistita, ma che è stato solo un bluff.
Giuseppe Leonelli



