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‘Don Lenzini martire ucciso da partigiani comunisti. L’Anpi taccia’

‘Don Lenzini martire ucciso da partigiani comunisti. L’Anpi taccia’

Elisa Rossini: ‘Fratture e divisioni causate dalla pretesa dell’Associazione di valutare diversamente i fatti’


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'Le esternazioni dell’Anpi Modena in occasione della cerimonia di beatificazione di Don Luigi Lenzini appaiono quanto meno inopportune e occorre prenderne le distanze in modo deciso. La verità storica va ricercate e affermata nella sua interezza anche quando risulta scomoda e per questo la pretesa dell’Anpi di ricondurre il barbaro assassinio del Beato Don Luigi Lenzini alla responsabilità del singolo uomo che lo ha commesso prescindendo dal contesto storico e dalle violenze perpetrate in quegli anni dai partigiani comunisti, deve essere respinta con forza'. A parlare a commento delle parole del presidente provinciale ANPI Modena, è il consigliere Fdi-Pdf Elisa Rossini.

'Subito dopo la fine della seconda guerra mondiale la guerriglia partigiana nei nostri territori divenne molto violenta e caratterizzata dalla presenza prevalente dei comunisti che manifestavano profonda ostilità nei confronti della Chiesa. Una volta finita la Resistenza, poi, le parti che si erano unite contro la dittatura fascista si divisero sulla forma da dare allo Stato italiano, chi era per un regime costituzionale di tipo occidentale (la democrazia cristiana), chi (i comunisti) per un modello di tipo sovietico.
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Questi ultimi erano anticlericali e vedevano nella religione un nemico da combattere - continua Elisa Rossini -. Don Luigi Lenzini, prima di essere barbaramente ucciso nella notte del 21 luglio 1945, era sorvegliato nella sua azione e predicazione dai comunisti di Pavullo che lo ritenevano pericoloso perchè apertamente parlava del pericolo che costituivano quelle ideologie che allontanavano da Dio e minavano la morale della famiglia. Per questo ricevette svariate minacce fino alla notte del martirio quando fu prelevato dalla sua chiesa da un gruppo di individui mascherati ed armati, ucciso dopo ore di agonia durante le quali gli furono strappate le unghie, cavati gli occhi e messi i genitali  in gola'.

'Quanto al processo – l’ANPI ci tiene a sottolineare che si è concluso con l’assoluzione dei presunti colpevoli –, occorre ricordare che fu caratterizzato da un clima di terrore perché un gruppo di una decina di militanti comunisti minacciava parenti e testimoni ed è probabilmente per questo motivo che non si giunse ad accertare la verità. Se oggi Don Luigi Lenzini è Beato è anche perché si è superata l’ “opposta valutazione dei fatti a sfondo politico e ideologico nato nell’immediato dopoguerra e protrattosi per decenni”, come si legge nel libricino che ha accompagnato i fedeli nella Celebrazione Eucaristica di beatificazione - chiude il consigliere -. Le affermazioni dell’ANPI invece ci riportano indietro a quegli anni, provocando di nuovo fratture e divisioni causate dalla pretesa dell’Associazione di valutare diversamente i fatti. Oggi è un giorno di festa per i fedeli e per tutta la città.
Che l’ANPI taccia'.

 

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