Sul Covid del resto nulla si è fatto questa estate pur sapendo la tempesta in arrivo e ora si gestisce l'ingestibile senza un minimo di rimorso, con l'opposizione dal canto suo impegnata solamente a rincorrere gli umori giornalieri dei cittadini. Qualunque essi siano.
Intanto la prevenzione vera è sostituita dagli annunci e l'autocritica, che sarebbe doverosa davanti alle immagini che abbiamo tutti sotto gli occhi, è sostituita da un inguardabile scaricabarile o da un vago fatalismo al grido di 'era tutto imprevedibile'. Se in sei anni si spacca per due volte un argine del fiume mandando sott'acqua centinaia di famiglie, almeno la decenza di chiedere scusa, i cittadini se l'aspettano. Invece nulla, zero. Si fanno i complimenti ai volontari (loro sì al lavoro senza retorica), si racconta di come si è stati bravi a chiudere la falla sull'argine in una giornata e si annunciano richieste di stato di emergenza al Governo. Nessuno con responsabilità di Governo che dica che quell'argine non doveva rompersi e che - se si è rotto - la colpa è appunto di chi ha governato male la situazione del nodo idrogeologico modenese. Bonaccini dopo essere stato in silenzio per tutta la giornata di domenica, ha già detto che in Consiglio regionale relazionerà l'assessore Priolo, mentre Muzzarelli ha acceso i riflettori sull’eccellente lavoro della protezione civile. Usando le straordinarie competenze che abbiamo nella fase di emergenza per nascondere la malattia profonda e cronica di cui è affetto il nostro territorio. Come se davanti a un paziente malato invece di cercare una cura alla malattia ci si limitasse a complimentarsi coi medici che - miracolosamente - ogni volta riescono a intervenire chirurgicamente per scongiurare il peggio.
Eppure i segnali per prevedere un simile scenario vi erano tutti. Nelle relazioni tecniche, negli allarmi degli esperti, nel grido di aiuto dei comitati. Ma non si è fatto nulla o quasi.
Luca Ghelfi


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