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Elezioni Regionali, i vescovi si schierano: 'No a sovranismi'

Elezioni Regionali, i vescovi si schierano: 'No a sovranismi'

Nel documento della Ceer si censura poi 'ogni forma di corporativismo, di esclusione sociale e ogni discriminazione di uomini e donne, italiani o immigrati'


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No alle chiusure verso l'Europa, che sarebbero una 'tragica ingenuità e fonte di poverta''. E rinnovare lo sforzo contro povertò e discriminazioni, 'continuando un impegno politico che in questi anni ha portato anche buoni frutti'. E' ciò che i vescovi dell'Emilia-Romagna chiedono in vista delle prossime elezioni regionali del 26 gennaio, in un documento approvato oggi in assemblea a Bologna, a Villa San Giacomo, durante i lavori presieduti dal cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale dell'Emilia-Romagna e arcivescovo di Bologna. Il testo fa il paio con quello diffuso dall'Osservatorio politico-sociale creato dalla stessa Ceer, nel quale si parla con chiarezza di rifiuto nei confronti di 'sovranismi e populismo'. Per i vescovi dell'Emilia-Romagna, dunque, 'la cura dell'Europa significa cura della nostra terra, delle possibilità di valorizzare un patrimonio umano, culturale, ambientale, religioso e lo studio e l'esperienza dei nostri giovani universitari e lavoratori. Pensare di tutelare la Regione contro l'Europa è una tragica ingenuità e fonte di poverta''. Nel documento della Ceer si censura poi 'ogni forma di corporativismo, di esclusione sociale e ogni discriminazione di uomini e donne, italiani o immigrati, persone o famiglie', perchè 'indebolisce il cammino e lo sviluppo regionale'.
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Per i vescovi, la 'preoccupazione principale' anche in Emilia-Romagna 'non può che essere per le situazioni di povertà, disagio ed emarginazione', compresa 'la mancanza e la precarietà del lavoro'. Per questo nel documento ci si augura di 'continuare un impegno politico che in questi anni ha portato anche buoni frutti'.

I vescovi dell'Emilia-Romagna raccomandano poi una 'particolare cura' per i giovani, 'in un grave momento di disorientamento pure per le loro famiglie', e una 'attenzione particolare ai beni culturali e ambientali'. Nel documento della Ceer si richiamano anche i principi di 'sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza', sostenendo che 'anche l'autonomia regionale non può dimenticare questi tre principi, cioè l'azione della famiglia, di altre comunità e delle realtà del terzo settore in una programmazione territoriale'. E ancora, per quanto riguarda l'economia, secondo la Ceer la crescita 'deve essere accompagnata, soprattutto oggi, da un'attenzione ai percorsi di integrazione, inclusione di famiglie e persone in difficoltà, mentre i nostri paesi dalla collina alla costa e le nostre città cambiano continuamente'. Inoltre, sostengono i vescovi della regione, 'sono necessarie una legislazione e una regolamentazione che non penalizzino alcune categorie di persone nell'accesso alla casa, alla scuola, al lavoro e alla salute'.
Infine, si afferma nel documento della Cei emiliano-romagnola, 'la tutela della vita dal suo concepimento alla morte naturale, nella salute e nella malattia, nella stanzialita' e nella mobilità, non può che trovare le istituzioni regionali capaci di rinnovate scelte non riconducibili alle sole esigenze o componenti economiche e storico-sociali'.
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