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ER, punti nascita, i pediatri si schierano a favore della chiusura

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Diffuso un manifesto in 5 punti: le famiglie scelgano grandi centri, meglio fare 50 chilometri in più e andare in un centro che garantisce maggiore sicurezza


ER, punti nascita, i pediatri si schierano a favore della chiusura
I pediatri si schierano (ancora una volta) a favore della chiusura dei piccoli punti nascita. E mandano un avvertimento chiaro alla Regione Emilia-Romagna. Non solo invitano viale Aldo Moro a chiudere i centri con meno di 500 parti all'anno (ce ne sono ancora cinque in regione). Ma realizzano anche un documento in cinque punti per raccomandare alle famiglie di rivolgersi alle strutture piu' grandi, per partorire in tutta sicurezza. Manifesto, presentato oggi pomeriggio a Bologna, che sara' distribuito negli ospedali e negli studi dei pediatri di famiglia di tutta l'Emilia-Romagna.
L'iniziativa nasce dalle societa' scientifiche di settore a livello regionale, che gia' nel marzo 2017 avevano scritto una lettera all'assessore regionale alla Sanita', Sergio Venturi. Si tratta dell'associazione culturale pediatri; la societa' italiana di neonatologia; la societa' italiana di pediatria; la societa' italiana di medicina perinatale; la Fimp (federazione medici pediatri); e l'accademia medico infermieristica di emergenza e terapia intensiva pediatrica. Tutti insieme per dire, prima di tutto, che 'i parti devono essere assistiti in strutture in cui nascano almeno mille bambini ogni anno'. Del resto, segnala Fabio Facchinetti, responsabile scientifico della Societa' di medicina perinatale, 'il 40% delle gravidanze hanno complicanze', anche se per lo piu' lievi. In questi anni, aggiunge, 'sono cresciute le gravidanze a rischio', sia per un aumento dell'eta' media delle partorienti sia a causa della procreazione assistita. 'I parti gemellari in Emilia-Romagna sono passati dal'1% di 20 anni fa al 3% oggi', sottolinea ancora Facchinetti. A questo si aggiunge un calo costante sia delle nascite sia degli stessi pediatri.

'Al 2025 mancheranno in Emilia-Romagna 2.500 professionisti tra ospedalieri e pediatri di famiglia', segnala Alessandro Balestrazzi, segretario regionale della Fimp.
A maggior ragione, sostengono le societa' scientifiche, 'i pochi pediatri rimasti non vanno dispersi in piccole strutture'. In Emilia-Romagna sono ancora cinque i punti nascita sotto i 500 parti all'anno: Scandiano, Mirandola, Cento, Lugo e Faenza. Altri quattro centri sono tra le 500 e le mille nascite annue. 'La Regione deve realizzare le azioni stabilite nell'accordo del 2010' in Conferenza Stato-Regioni, che prevede appunto la chiusura dei punti nascita sotto i 500 parti all'anno. E le stesse famiglie 'possono contribuire a questo miglioramento scegliendo la struttura idonea per un'esperienza positiva e sicura della nascita'. Il manifesto, spiega Gina Ancora, presidente regionale della Societa' di neonatologia, vuole essere 'uno strumento perche' le famiglie scelgano in maniera consapevole, non in base a quello che dice Google' oppure, aggiunge Giacomo Biasucci, presidente regionale della Societa' pediatri, 'senza andare dietro solo alle ideologie politiche'.
In sostanza, l'obiettivo del manifesto e' 'proteggere la naturalita' della gravidanza e del parto', ma anche affrontare nel modo migliore le possibili complicanze. Questo significa 'garantire alla donna un percorso integrato tra ospedale e territorio prima e dopo la nascita' del bambino, ma anche 'differenziare la presa in carico delle gravide in base alla valutazione del rischio', indirizzando cioe' i casi ad alto rischio 'in ospedali attrezzati' con un'assistenza multispecialistica, mentre quelli a basso rischio 'verso un'assistenza demedicalizzata'. Ovvero, quando non ci sono complicanze, 'stare con le mani dietro la schiena e lasciare fare alla natura', sostengono i professionisti.

Dopo il parto, per i pediatri e' necessario consentire pratiche come il taglio ritardato del cordone ombelicale, il precoce contatto pelle-pelle tra mamma e bambino, incentivare l'allattamento al seno e il mantenimento del neonato in stanza con la mamma fino alla dimissione dall'ospedale, che deve avvenire il piu' possibile 'in ambito protetto'. Proprio oggi, Venturi si e' detto disponibile a un confronto col nuovo Governo sulle regole per riaprire i punti nascita in zone disagiate. 'La politica deve mediare diversi interessi- commenta Massimo Farneti, coordinatore regionale dell'associazione culturale pediatri- noi alle famiglie diciamo che i servizi devono essere quanto piu' di prossimita' se non sono di emergenza e se hanno basso impatto tecnologico. Altrimenti, e' meglio fare 50 chilometri in piu' e andare in un centro che garantisce maggiore sicurezza'.


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