'Altro che rivoluzione: questa scelta assomiglia più a una resa. Una vera Caporetto per la sanità montana, per cui viene confermata la soppressione del Medico di Emergenza territoriale nell’Alto Frignano appellandosi al principio di una presunta “equivalenza funzionale” tra medico e infermiere. Un’impostazione ideologica e pericolosa, che non ha nulla a che vedere con la tutela della salute dei cittadini e che toglie un pezzo fondamentale nelle equipes di soccorso avanzato, finendo per scaricare responsabilità enormi sugli infermieri stessi e sulle associazioni di volontariato. La sanità di montagna non ha bisogno di investimenti “virtuali”: ha bisogno di investimenti concreti a partire dall’Ospedale di Pavullo, declassato dal 2011 a “presidio di prossimità” e che deve tornare invece ad essere riconosciuto e valorizzato come un presidio sanitario fondamentale per un territorio complesso e fragile, caratterizzato da distanze, difficoltà di collegamento e condizioni climatiche che rendono l’accesso ai servizi sanitari particolarmente critico - continua Fdi -. Al Frignano servono medici, infermieri, mezzi adeguati e strutture realmente operative, non piattaforme digitali che non possono sostituire la presenza fisica delle competenze sul territorio. Personalmente troviamo incomprensibile il voto favorevole ed unanime a tutto questo da parte dei sindaci, alcuni dei quali per mesi hanno criticato(anche in piazza) gli ennesimi tagli ai servizi: non si può protestare davanti ai cittadini e poi ratificare nelle sedi istituzionali ciò che si dice di voler contrastare'.
'Come forza di opposizione in provincia e in Regione vigileremo, affinché le promesse dell’Ausl Modena, che hanno portato all’accettazione di questo strampalato piano, vengano rispettate. Questa contraddizione mina la credibilità delle amministrazioni locali e lascia le comunità montane senza una vera difesa'.

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