'Le motivazioni emerse nella sentenza pronunciata dalla Corte d’Assise di Modena meritano alcune riflessioni approfondite. Sebbene la determinazione della pena e la sua entità siano prerogative proprie dell’esercizio della giurisdizione e, quindi, non soggette a valutazioni di natura processuale, ciò che desta particolare attenzione è la motivazione elaborata dalla Corte d’Assise a sostegno dell’entità della pena inflitta'. Così in una nota il deputato modenese di Fratelli d’Italia Daniela Dondi sulle motivazioni della sentenza di condanna a Salvatore Montefusco, imputato per aver ucciso moglie e figlia di lei il 13 giugno 2022.
'Secondo la sentenza, l’imputato sarebbe stato spinto a compiere il tragico gesto per il timore di dover abbandonare la casa coniugale, costruita con grandi sacrifici, al fine di rimanere vicino al figlio, che viveva con difficoltà la situazione di conflittualità familiare. Tuttavia, non è accettabile che atti di tale gravità possano essere in qualche modo ‘giustificati’ dalla rabbia dell’omicida, motivata dalla percezione personale di aver subito un’ingiustizia. Chi si sente leso nei propri diritti ha la possibilità di ricorrere agli strumenti messi a disposizione dalle autorità competenti, anche attraverso un’azione giudiziaria, per far valere le proprie ragioni e ottenere la tutela necessaria. Non possono e non devono esistere ragioni, per quanto ‘umanamente comprensibili’, che giustifichino un duplice omicidio. Tali eventi richiedono una ferma condanna e un’attenta riflessione sulle modalità con cui le tensioni familiari vengono affrontate e risolte all’interno del nostro ordinamento'.
'Femminicidio, la sentenza della Corte d'Assise merita riflessione'
Il deputato Dondi (Fdi): 'Non è accettabile che atti di tale gravità possano essere in qualche modo ‘giustificati’ dalla rabbia dell’omicida'
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