La rete Aria scrive al Pd di Modena su cibo e coerenza politica. 'Scegliere cosa mangiare oggi è uno degli atti quotidiani con cui possiamo incidere maggiormente sulla società e sull'ambiente. Con queste parole abbiamo scritto alle segreterie del Partito Democratico modenese, sollevando una riflessione profonda sulla coerenza tra le rivendicazioni ecologiche della politica e le scelte messe in campo alla Festa dell'Unità 2026' - scrive Aria, Associazioni in Rete per l’inclusione e l’ambiente, la rete di associazioni ambientaliste e di cittadini e cittadine di Modena che da alcuni anni cerca di contribuire all’approfondimento e al dibattito pubblico sulle questioni ambientali, affinché possa realizzarsi una transizione verso una vera sostenibilità ambientale, economica e sociale.
'Nel documento inviato ai vertici provinciali del Pd, come Aria abbiamo evidenziato come la Festa rappresenti storicamente un momento di partecipazione collettiva: prendervi parte è un atto politico, così come lo sono organizzarla, costruirla e realizzarla. Per questo sappiamo che ogni scelta compiuta al suo interno abbia un valore politico, compresa quella del cibo. Tuttavia, dall'analisi dei menù ufficiali dei ristoranti presenti, emergerebbe un'offerta fortemente sbilanciata: le opzioni prive di prodotti di origine animale risultano relegate a marginali contorni o ridotte a una sola alternativa a fronte di decine di proposte basate su carne e pesce.
Crediamo che proporre menù prevalentemente basati su prodotti di origine animale non sia coerente con la responsabilità politica richiesta dalla crisi climatica che stiamo affrontando. Continuare ad alimentare lo status quo di un'economia ad alto impatto ambientale significa ignorare i dati scientifici e le urgenze del nostro territorio. Dati alla mano, ricordiamo che a livello globale gli allevamenti e la pesca generano circa il 31% delle emissioni del sistema alimentare e occupano gran parte dei terreni agricoli. Ancora più stringente il quadro regionale: secondo l'inventario Arpae 2023, gli allevamenti in EmiliaRomagna producono circa il 96% delle emissioni di ammoniaca del settore agricolo e contribuiscono al 33% della formazione del particolato secondario, con pesanti ricadute sulla qualità dell'aria e sulla salute pubblica. Viviamo una fase segnata da cambiamenti climatici sempre più evidenti, come ci ha ricordato anche l’estate che stiamo vivendo. Una situazione che dovrebbe portarci a interrogarci maggiormente e con urgenza sui nostri stili di vita e a cercare di migliorarli soprattutto laddove esistono già alternative concrete, accessibili e facilmente praticabili.

