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Giovani Pd, il segretario modenese dice addio: 'Tradito e umiliato da un Pd che vive di slogan'

Data: / Categoria: Politica
Autore:
La Pressa Modenese

'Fra continue lotte intestine tra bande (e non correnti politiche), l'abbandono delle forme di partecipazione democratica e della formazione di una classe dirigente autorevole, ci siamo appiattiti e sviliti sino a divenire poco più che un grande comitato elettorale di tutto ciò che il nostro governo ha fatto'


Giovani Pd, il segretario modenese dice addio: 'Tradito e umiliato da un Pd che vive di slogan'

Il segretario dei Giovani Pd di Modena Gregory Filippo Calcagno si è dimesso dall'incarico e ha lasciato il partito. Lo ha fatto ieri con una lunga e commossa nota affidata ai social network: 'L'importante è reprimere il dissenso perché il PD sia fatto esclusivamente di tanti piccoli tifosi che la pensino tutti allo stesso modo - afferma -. L'importante è badare al consenso con qualche sconclusionata proposta semplice che scimmiotta i populisti nei toni e nei contenuti. Di tutto questo ne ho abbastanza'.

Appena due settimane fa aveva organizzato un incontro sull'urbanistica a San Faustino con l'assessore Vandelli.

'Nei giorni scorsi, dopo mesi e mesi di riflessioni, ho comunicato a dirigenti e iscritti la mia decisione di dimettermi da segretario cittadino dei Giovani Democratici e, più in generale, di abbandonare il Pd - afferma Calcagno -. Milito nel PD e della sua giovanile dal 2013. Quella ai Gd è stata la prima e unica tessera della mia vita, ha simboleggiato davvero tanto per me.  Poco più di un anno fa insieme a tanti compagni e compagne abbiamo risvegliato un'organizzazione giovanile in coma, con immenso sacrificio ci siamo messi in testa un progetto e abbiamo iniziato a portare a casa i primi frutti già dopo pochi mesi. L'attenzione verso di noi si è da subito risvegliata, l'interesse verso le tante nostre iniziative è cresciuto ed oggi possiamo dire che lo stato dei GD di Modena è eccellente grazie al lavoro di tutti e tutte. Nel contempo la musica là fuori era decisamente un'altra'.

'Cos'è oggi il PD? Per come la vedo io è un Partito che sta vivendo un radicale mutamento nella propria identità, nei propri valori e nelle proprie prospettive. Il Pd oggi è un Partito che fatica a guardare al futuro con un progetto ampio, lungimirante e coraggioso. Il termine coraggioso in particolar modo credo sia importante. Ho sempre pensato che il centro-sinistra, anche e soprattutto quello che ambisce a governare e giocare un ruolo determinante, debba includere nella sua natura una forte componente ideale, elemento cardine e faro fondamentale per entusiasmare, costruire consenso ed elaborare con l'arricchimento di tante sfumature una visione politica, culturale, etica ed un'offerta politica ben precisa - afferma Calcagno -. E invece? Fra continue lotte intestine tra bande (e non correnti politiche), l'abbandono (e non il ripensamento al passo coi tempi) delle forme di partecipazione democratica e della formazione di una classe dirigente autorevole, ci siamo appiattiti e sviliti sino a divenire poco più che un grande comitato elettorale di tutto ciò che il nostro governo ha fatto. Abbiamo abdicato al ruolo centrale che il Partito avrebbe dovuto avere. Slogan dopo slogan abbiamo alternato qualche riforma importante a tante altre mediocri o addirittura pessime, mai capite, perché “imposte” dall'alto, spesso umilianti per chi si è trovato a sostenerle per puro spirito di Partito. Ci siamo visti sfilare via, uno ad uno, alleati tra partiti, sindacati, associazioni, interi mondi di partecipazione che per valori e tradizioni avevano sempre guardato a noi come interlocutore prediletto, rinchiudendoci a raccontare che il futuro sarebbe stato radioso solo avendo fiducia, entusiasmo, capacità di sognare. In tutto ciò, in questi ultimi anni, la giovanile del Partito (a livello regionale e nazionale) annaspando tra problemi organizzativi, strutturali ed equilibrismi tra correnti che hanno impedito di concentrarsi sulle idee, non è stata capace, anche nei suoi momenti migliori, di rivendicare quell'autonomia e quella forza propulsiva necessarie a conquistarsi un ruolo determinante che il PD non ha mai voluto accettare e oggi rifiuta più che mai'.

'La critica nel PD pare non essere più rispettata e tollerata. Chi la compie diviene inevitabilmente un nemico del governo, del Segretario (non ci sfiora più l'idea che sia responsabilità in primo luogo sua dare cittadinanza a tutti) e della sua linea. Chi sceglie di uscire da questo Partito viene incoraggiato con commenti entusiastici e soddisfatti perché pare lo faccia solo ed unicamente per fini personali - aggiunge l'ex segretario -. Si segue ciecamente la maggioranza e poco importa se migliaia di elettori ed iscritti ci abbandonano, se la bussola si è completamente persa. L'importante è reprimere il dissenso perché il PD sia fatto esclusivamente di tanti piccoli tifosi che la pensino tutti allo stesso modo. L'importante è badare al consenso con qualche sconclusionata proposta semplice che scimmiotta i populisti nei toni e nei contenuti. Di tutto questo ne ho abbastanza. Non sono più in grado di accettare la trasformazione del Partito Democratico in qualcosa di radicalmente diverso rimanendovi aderente e sostenitore'.

'Le mie idee non cambiano. Restano le stesse di sempre. Darò quindi il mio contributo ad un soggetto nuovo, plurale, ampio e inclusivo, traendo ispirazione dai valori del socialismo per affrontare le sfide del presente, i bisogni delle persone partendo dall'analisi: lavoro, diritti, istruzione, partecipazione, difesa dell'ambiente, ricerca, sanità, giustizia sociale per citare alcuni dei temi che necessitano di qualcosa di più di un comunicatore e dei suoi notabili - chiude Calcagno -. Il dolore che provo nel lasciare quella che è stata da sempre la mia comunità politica, la mia famiglia e che ancora vede nelle sue fila qualche strenuo lottatore (che ammiro e rispetto) è enorme ma non vedo più le condizioni minime per aderire al PD ed esserne dirigente. Mi sento tradito ed umiliato da chi ho amato profondamente. Ed è un dolore soprattutto se invece il contesto locale di un circolo ed una federazione hanno avuto sin qui il merito, nei limiti del possibile, di mettere in pratica un modello alternativo e sicuramente migliore di cui onorato ho fatto parte. Solo il tempo mi dirà se avrò fatto bene o male, se avrò avuto ragione o torto ma di una cosa sono certo: finché avrò voglia e tempo per coltivare questa mia passione non rinuncerò mai alle mie idee, alla mia faccia e al mio cuore'.



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