Salvini si è lanciato questa mattina nel tweet sopra riportato, scoprendo improvvisamente che le aziende rischiano la paralisi davanti a un decreto che non ha nulla di razionale, nè dal punto di vista sanitario, nè tanto più dal punto di vista sociale.
Salvini si sveglia dopo le parole del governatore leghista Zaia, dopo le parole di Confindustria, dopo le parole degli esperti in Senato e dopo l'allarme di filosofi e pensatori non certo di destra.
Salvini si sveglia dopo la batosta elettorale alle amministrative, dopo il sorpasso della Meloni e, tra un messaggio e l'altro, capisce che col green pass 'si rischia il caos'. Meglio tardi che mai verrebbe da dire. Ma forse è semplicemente tardi. Tardi, perchè la battaglia vera non è quella sulle 48 o 72 ore o sui tamponi gratis o a pagamento.
La battaglia vera, liberale, di buon senso, di umanità è quella che impone una presa di posizione chiara contro una norma che solo l'Italia di Draghi ha avuto l'ardire di applicare. Un certificato per poter lavorare, l'introduzione di una chiave sanitaria per poter accedere al primo diritto sancito dalla Costituzione italiana, la pericolosssima barriera all'ingresso che oggi è superabile attraverso la vaccinazione, ma che domani teoricamente potrebbe essere legata a qualsiasi altra condizione.
La Lega ha rinunciato a questa battaglia e ogni tentativo di metterci una pezza non fa che rendere la posizione del Carroccio e del suo leader più scivolosa. In fin dei conti per l'elettorato paradossalmente rischia di essere più comprensibile la posizione di Toti o Tajani. Almeno loro non cercano di far passare il sale per zucchero, il fango per Nutella.
Giuseppe Leonelli



