Spaccati e divisi negli ultimi tempi (sul caso Castelfrigo sono anche volate parole pesanti tra Cgil e Cisl), i sindacati modenesi ritrovano unità per dire no all'apertura di un Cpr a Modena.
''Scelta sbagliata riaprire l'ex Cie -affermano unanimi Manuela Gozzi, William Ballotta e Luigi Tollari segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil -. Non servono strutture di detenzione, ma tempi rapidi per identificazione e politiche di inclusione. Già in passato i sindacati hanno espresso assoluta contrarietà ad una struttura di questo tipo: i vecchi Cie, oggi Cpr, si sono rivelati luoghi dove sono stati continuamente violati i diritti umani e la dignità delle persone. Luoghi che producono solo una lunga e inutile detenzione senza risolvere il problema dell’identificazione: senza il riconoscimento e la conferma da parte dei paesi di presunta origine infatti, le persone non si possono rimpatriare. Nei vecchi Cie si era creata una difficile convivenza tra pregiudicati e semplici clandestini in attesa di identificazione, che spesso durante i mesi di detenzione diventavano vittime dei malavitosi. E’ indubbio che tempi troppo lunghi per l’identificazione creino situazioni di tensione e di difficile gestione dei fenomeni migratori e su questo bisogna certamente intervenire, ma un centro di detenzione non è la risposta! Servirebbe invece ragionare delle modalità di trattenimento per coloro che hanno commesso reati con provvedimento di espulsione fino al momento del rimpatrio. Abbiamo già bocciato il Cie per le ragioni evidenziate ovvero di una struttura inutile e costosa. Le organizzazioni sindacali non approvano infatti la soluzione proposta dal Governo'.
'Questa riapertura ripropone i vecchi schemi che si sono rivelati non solo un danno per le persone ospitate all’interno, ma per la collettività stessa. Non sono presenti oggi, e non sono nemmeno chiare, quali sono le possibili condizioni per utilizzare tale struttura, come ad esempio quale tipo di attività verrà svolta e con quali criteri, quanti saranno ospitati all’interno della struttura, quali possibilità avrà il territorio e la sua rappresentanza (gli enti locali e le associazioni) di verificare il rispetto della dignità delle persone presenti ed un trattamento adeguato, quali saranno le condizioni di gestione della stessa, quali le caratteristiche della struttura che ad oggi è tecnicamente inadeguata ed infine, non per ultimo, con quale organico eventualmente si affronterebbe questa riapertura, considerato che da una previsione dei Sindacati di Polizia occorrerebbero rilevantissimi adeguamenti per garantire un regolare svolgimento del presidio di questa struttura - chiudono i tre sindacalisti -.
'Pertanto chiediamo che si prosegua il lavoro di impegno condiviso e comune tra istituzioni del territorio, associazionismo, volontariato, cooperazione sociale seria e affidabile, che ha rappresentato i punti cardine delle azioni efficaci realizzate in questi anni nella nostra regione a tutti i livelli. Servono percorsi di inclusione e interventi innovativi e responsabili in grado di dare risposte concrete al tema delle povertà, per il diritto al lavoro dignitoso,



