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Il Sistema Modena, la morale a senso unico sui 600 euro e il profumo di libertà

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E’ possibile dipingere una città dove le voci critiche abbiano pieno diritto di cittadinanza e non vengano automaticamente etichettate come ‘fasciste’ se di centrodestra, ‘rancorose’ se di sinistra, schizofreniche se non immediatamente classificabili


Il Sistema Modena, la morale a senso unico sui 600 euro e il profumo di libertà

In una delle estati più difficili dal dopoguerra, con le restrizioni imposte dalla pandemia e con lo spettro della crisi autunnale, si continua a predicare a tutti i livelli e a tutte le latitudini un cambio radicale di paradigma. Si narra con enfasi di un modo diverso di stare insieme, di una comunità che si sforza di migliorare se stessa. Ci si dice pronti a una mutazione che dia un senso agli arcobaleni e alla solidarietà sincera dei mesi scorsi e che dimostri che quella voglia di bontà e giustizia diffusa non fu solo frutto della paura.

E allora è possibile, sulla spinta di questi auspici globali, immaginare anche a livello locale una rivoluzione autentica. E’ possibile, chiudendo gli occhi, sognare un grande prato verde, un lago e un profumo di libertà che il giogo della superficiale razionalità, del compromesso e del meno peggio, del così deve essere, dei vandali alle porte, hanno sempre confinato nel recinto sterile della utopia.



E’ possibile disegnare con la immaginazione una Modena libera dalla retorica stantia del politicamente corretto, dalla cappa che soffoca ogni pensiero difforme e che ricompensa solo i fan del leader di turno e la fedeltà, non importa quanto cieca sia, non importa quanto ottusa sia. Cortigiani lusingati o sfruttati più o meno consapevolmente per un tozzo di pane. Una retorica attraverso la quale il Sistema con le sue tre gambe (istituzioni, partito e economia) da anni difende e ripropone se stesso.
E’ possibile dipingere una città dove le voci critiche abbiano pieno diritto di cittadinanza e non vengano automaticamente etichettate come ‘fasciste’ se di centrodestra, ‘rancorose’ se di sinistra, schizofreniche se non immediatamente classificabili.
E’ possibile, stringendo ancora un po’ di più gli occhi, aggiungere al dipinto anche un cielo azzurro, come solo a marzo si vede, e pensare che le regole della partecipazione nelle scelte politiche, della meritocrazia nelle nomine negli enti pubblici (e nella sanità soprattutto), della trasparenza negli appalti siano valori densi di significato, applicati nella realtà e non vuoti sepolcri imbiancati da una propaganda carica di slogan della quale la maggior parte dei media fanno da servizievole e acritica cassa di risonanza. Per pigrizia, timore o per scarsi mezzi.
I protocolli legalità possono diventare come per magia da passerelle per il solito circo autoreferenziale per il potere e associazioni amiche, da mostrare nelle polisportive e alla Festa dell’unità, a veri strumenti di contrasto al radicamento mafioso, anche quando la mafia tocca aziende che hanno vinto appalti pubblici. Le commissioni covid e le audizioni per le nomine negli enti partecipati, possono essere trasformati in luoghi di verità e non di insabbiamento, di apparente dialogo e di autocelebrazione difensivista.
In questo dipinto nuovo a vincere gli appalti per i lavori pubblici, per la gestione degli eventi, dei luoghi di aggregazione, non sono sempre le stesse imprese, spesso uniche partecipanti al bando formalmente ineccepibile, ma la vittoria è frutto di una vera competizione tra più soggetti. Dove non vi è nulla di scontato e l’unico criterio per l’aggiudicazione finale è il merito.

E in questo quadro naïf, finanche fanciullesco, può accadere anche il miracolo più grande. La nascita in un angolo del dipinto di un ramoscello verde smeraldo, specchio di una coscienza collettiva finalmente pronta a rinunciare a piccoli e meschini privilegi per un bene più grande e quindi col coraggio di mettere in discussione a livello locale un centrosinistra che di sinistra non ha più nulla, che privatizza nidi e centro disabili senza neppure il coraggio di ammetterlo nascondendosi dietro fumose dichiarazioni, che crea posti ad hoc in fondazioni culturali per gratificare e riciclare in aeternum i propri amministratori o che usa strumentalmente il vessillo di per se’ sacrosanto della accoglienza degli stranieri per mantenere sacche di voto collegate alle Coop che su questa accoglienza prosperano. Un centrosinistra che si erge a moralizzatore di consiglieri regionali e deputati leghisti che in modo improvvido e oggettivamente fastidioso (ma non illegale) hanno ottenuto i 600 euro, e dimentica le travi di inopportunità politica (sempre non illegali si intende) disseminate dagli amministratori Pd da decenni pronti a dispensare incarichi lautamente remunerati a personalità della proprio cerchia politica, ora allargata incredibilmente ai 5 stelle, come fossero caramelle. E l’elenco di nomi e cognomi è lungo e su questo giornale più volte pubblicato. Ma che nessuno osi contestare, perché non vi è nulla di illecito: qui ci si inventa novelli Savonarola solo se il dito è puntato in una direzione ben precisa, per una morale tassativamente a senso unico.

Un ramoscello puro come il cristallo quello che con forza emerge dal nuovo quadro frutto della immaginazione libera da vincoli, tratteggiato con la mano semplice e innocente di un bambino, vagito di una coscienza elettorale matura (pronta a cercare una vera alternativa col voto), ma già capace di urlare che un re svestito è banalmente nudo e di arrabbiarsi se gli altri raccontano ancora di vesti lussuose, anche pestando i piedi. Un ramoscello che cresce con la sola forza delle proprie idee (non necessariamente perfette), embrione di un nuovo modello di comunità libera da adulatori e da servi, fatta di donne e uomini pronti a criticare chi interpreta la democrazia come un potere da gestire con verbi in prima persona, smascherando, deridendo, anche sbeffeggiando il più forte senza paura di essere isolati, puniti, criminalizzati.
Un quadro nuovo insomma dove le opposizioni sentano tutta la responsabilità di rappresentare un cambiamento credibile, deponendo le armi usate sinora solo per lotte fratricide e impugnando gli strumenti utili a poter governare per la prima volta un territorio da 70 anni monocolore.
L’obiettivo è grande, la sfida immensa e titanica: far crescere quel ramoscello di libertà autentica fuori dal Sistema per consegnare tra qualche anno, al bambino che ha avuto l’ardire di disegnarlo, una Modena nella quale riconoscere nuovamente i racconti pieni di sole che ancora la sera, dopo cena, qualche anziano regala ai propri nipoti.

Giuseppe Leonelli


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