“Dopo l’alluvione in Romagna che ci ha ricordato come, se non si presidia il territorio, è più facile incappare in questi disastri – spiega Platis – è necessario potenziare i servizi in Appennino ed incentivare gli abitanti a rimanere. I sindaci l’hanno ribadito in più sedi, ma i burocrati della Regione e dell’Ausl non hanno capito neanche questa volta, anzi.
“L’accesso tramite il telefono è importante – ci illumina nell’ultima nota stampa Anna Maria Petrini, Direttrice generale dell’Azienda USL di Modena - perché consente di dare una prima risposta medica, che in molti casi, come ci mostrano i dati, è già risolutiva del problema.”
“È evidente che un tempo il medico doveva visitare il paziente, mentre, nel “modello Emilia”, il tutto si riduce ad una chiacchierata da remoto. Oggi – ironizza il consigliere di Forza Italia – risponde qualcuno da Modena, ma appena saranno attivi i ‘CAU’ ci saranno due call center per tutta la regione, uno a Bologna per l’Emilia ed uno a Ravenna per la Romagna.
È bene rinfrescare la memoria ai dirigenti Ausl e al Presidente Bonaccini che in questa zona dell’Appennino il 118 arriva mediamente in 37 minuti a Prignano e quasi 27 minuti a Frassinoro. Questo secondo i dati forniti dalla direzione sanitaria di Modena a fine aprile in risposta ad una mia interrogazione.
La Regione, dopo i bilanci delle Ausl pesantemente in rosso, sta per attuare la riforma della sanità che è la più grande sforbiciata alla spesa pubblica della storia. Pensate che sui PS partono dal presupposto che l'80% degli accessi ai PS regionali si reca in 20 pronto soccorso di primo e di secondo livello e solo il 20% negli ospedali ‘territoriali’. Ciò vuol dire che se ci sono 1 milione e 700 mila di utenti all’anno, il 20% - ovvero 370mila persone – viene classificato come pazienti di “serie B”. Le guardie mediche, in questa logica di contrazione dei servizi, saranno assorbite nei call center e nei “CAU”, ambulatori per “codici bianchi”.



