E' quanto sottolineato a Carpi, nel corso dell'ultimo evento organizzato dall'Ausl sulla riorganizzazione della sanità e dei presidi ospedalieri nell'area nord, dal Presidente della Regione Emilia Romagna Michele De Pascale, al centro nei giorni scorsi del dibattito generato dalle sue dichiarazioni relative all'elevato numero di pazienti provenienti da fuori regione nelle grandi strutture specialistiche pubbliche Emiliano-Romagnole. Un afflusso che pur confermando la qualità delle realtà della regione, porrebbe il sistema “sotto pressione” rischiando di comprometterne la sostenibilità.
Una realtà che contando sull'altissima specializzazione di poche strutture, avrebbe come lato B la realtà di un numero elevato di strutture, come quelle specializzate nella chirurgia del pancreas. Che genererebbero l'effetto contrario: 'Noi vogliamo che a Modena ci sia una sanità di eccellenza, che a Parma ci sia una sanità di eccellenza e che a Bologna ci sia una sanità di eccellenza. Ma se questi tre sistemi entrano in competizione fra loro, la qualità complessiva si abbassa e alla lunga tutto diventa finanziariamente insostenibile. Il lavoro che stiamo facendo sull’altissima complessità va proprio nella direzione di rafforzare il sistema regionale. Prendiamo la chirurgia del pancreas, per esempio: oggi in Emilia-Romagna si pratica in troppi luoghi e questo fa sì che molti emiliano-romagnoli finiscano per farsi curare fuori regione. Se frammentiamo troppo, la qualità cala e i cittadini si rivolgono altrove. Non va bene. Dobbiamo avere il coraggio di fare scelte: se un territorio si specializza in un ambito di altissima complessità, quello limitrofo deve trovare un altro campo su cui eccellere'.
Su questo punto lo stesso De Pascale ha paventato un timore opposto: quello di una possibile fuga di pazienti verso altre realtà qualora aumentasse eccessivamente il numero dei centri che si occupano di chirurgia pancreatica, con un conseguente calo della qualità dovuto alla dispersione dei casi. In sostanza un processo inverso rispetto a quello che riguarda i pochi grandi centri di eccellenza specializzati nell'alta complessità degli interventi.
Da un lato, dunque, la paura che senza accentramento i pazienti se ne vadano. Dall’altro, la paura che con l’accentramento e con strutture di eccellenza nazionale ne arrivino troppi.



