“Italpizza, oltre al merito di guardare all’espansione, per la propria attività utilizza moltissimo, in modo lecito, forme corrette di somministrazione del lavoro dal punto di vista contrattuale. Qui non si parla di cooperative spurie o di appalti irregolari, non di licenziamenti ma di assunzioni'.
Ad affermarlo era il Consigliere comunale del PD Antonio Carpentieri nel corso della seduta del Consiglio comunale del 15 febbraio scorso nella quale si discuteva la delibera sul permesso di costruire in deroga per l’ampliamento dello stabilimento di Italpizza.
Una seduta dove intervenne anche il sindaco che definì Italpizza un 'valore', anche se di fronte ad una discussione relativa in quella sede anche i rischi legati ai rischi contrattuali e alle condizioni di lavoro del personale assunto nella gran parte attraverso cooperative esterne all'azienda, affermò che la questione contrattuale andava trattata 'in altra sede' dai soggetti competenti. Che detta così, formalmente e tecnicamente, può anche essere vero, ma non al punto da non doversene occupare, nel momento in cui il problema emerge ed è comunque legato ad una realtà che più volte è stata ostentata come un esempio a Modena e per Modena.
Alla delibera che concesse l'espansione trovò, proprio perchè si trattava di espansione e potenziale sviluppo (difficile anche politicamente da contrastare come tale), votarono a favore Pd, Art.1 – Mdp – Per me Modena, CambiaModena, FI e Idea popolo e libertà, con la sola astenzione del M5s. Ma i distinguo sul ricorso massiccio a cooperative esterne ci furono e divisero maggioranza PD, Art. 1 Mdp e opposizione.
La mobilitazione organizzata dal 27 novembre scorso dai SI Cobas è l'ultimo atto di una condizione di esasperazione per molti lavoratori, e che già nel settembre dello scorso anno aveva mobilitato Flai-Cgil, Filcams-Cgil, Fai-Cisl e Fisascat-Cisl.
'Il sistema degli appalti, gia' pervasivo nel distretto delle carni - affermavano i sindacati - tocca il suo apice proprio nello stabilimento Italpizza di San Donnino, dove sono rimasti solo 80 dipendenti diretti dell'azienda (impiegati), mentre tutti gli oltre 500 operai addetti alla lavorazione sono soci-lavoratori di due principali cooperative in appalto'
'Lavoratori - accusò la triplice sindacale - ai quali viene applicato il contratto nazionale delle imprese di pulizia e multiservizi, un contratto del tutto inadeguato rispetto all'attivita' svolta dal personale in produzione, che invece impasta, stende, cuoce e farcisce le rinomate pizze surgelate'
Un modello degno che nel febbraio, sul fronte istituzionale, del plauso da parte dei consiglieri comunali di maggioranza, ed in particolare del PD, che a differenza di Art. 1 Mdp e di Forza Italia che denunciarono il rischio di anomalie e distorsioni nel sistema delle cooperative, usò toni sfumati e positivi.
A ricordare e a sottolineare oggi questo ultimo aspetto, oltre alla cifre della crescita della produzione, di profitti e di ricavi dell'azienda a fronte di una riduzione del personale, è il segretario regionale Flai CGIL, Umberto Franciosi: 'Italpizza in nove anni ha incrementato il fatturato da 33.399.415 a 119.700.434 euro, un incremento del fatturato del + 248%; l’utile netto, nello stesso periodo temporale, da 2.218.891 a 8.032.050 euro, un incremento del 262%. Numeri estremamente performanti che pongono l’azienda con dei rating economici fra i più alti del settore.
Numeri cresciuti con un’occupazione diretta che diminuisce: nei nove anni presi in considerazione, passa da 110 dipendenti dell’anno 2008 ai 94 del 2017. Mentre non siamo in grado di determinare l’andamento dell’occupazione delle cooperative che hanno in appalto il ciclo produttivo (Cofamo ed Evologica) che, ad oggi, dovrebbero ammontare a circa 600 soci lavoratori'.
Che, appunto, lavorano per Italpizza, somministrando direttamente manodopera.
'Contemporaneamente - prosegue Franciosi - si è fatta certificare l’appalto dalla Fondazione Biagi nell’anno 2015. Una certificazione che certifica il modello, ma non la sua esecuzione, come riportato nel contratto di certificazione.
Ed è proprio sul contratto da applicare che si sta scatenando la protesta di questi giorni in quanto chi produce pizze surgelate dovrebbe essere inquadrato nel contratto dell’industria alimentare, mentre diversi lavoratori delle cooperative appaltatrici in Italpizza avrebbero invece il contratto del “multiservizi”, cioè degli addetti alle pulizie.
Questo ci è stato detto in questi giorni dai lavoratori che abbiamo incontrato. Questo è ciò che si evince dai loro contratti.
I costi della produzione
Un abbattimento del costo del lavoro che va oltre a quello che notiamo nel sistema degli appalti negli impianti di macellazione, che si aggira mediamente intorno ad un – 40%. Un abbattimento del costo del lavoro, svolto tramite appalti che si succedono all’infinito, nel caso dell’Italpizza da qualche anno certificati, che possono anche generare concorrenza sleale'.
E se da un lato possono essere contestati e non essere condivisi i metodi della protesta indetta in questi giorni dai Si Cobas da giorni orientata ad impedire l'accesso dei camion in fabbrica, dall'altro non può passare inosservato il silenzio tenuto in questo frangente dalle istituzioni che a diversi livelli di competenza (partendo da quella quasi nulla se non in termini di indirizzo espressa dal Comune), così come dei soggetti della grande distribuzione come Coop che dovrebbe garantire il rispetto di certi standard nella filiera del prodotto previsti, e dalla stessa Coop fatti oggetto del proprio segno distintivo.
Perché al di la dei toni e delle azioni estreme o dimostrative con cui viene espresso, il problema c'è ed è grande.
'È bene che chi ha il potere politico in questo territorio, ma anche a livello nazionale compreso chi rappresenta queste imprese - chiude Franciosi - intervenga il prima possibile sul tema degli appalti di manodopera perché la situazione, in tutti i settori produttivi, sta per esplodere e qualcuno potrebbe seriamente farsi male.
Un’impresa ha il sacrosanto diritto di fare profitti, ma ci sono limiti che non bisognerebbe superare e, nel caso dell’Italpizza, i numeri sembrano dimostrare che quei limiti si sono abbondantemente superati'
Gi.Ga.



