In un hotel, un legale di Italpizza avrebbe incontrato il Si Cobas. Il sindacato aveva posto come condizione per la fine dello sciopero 'che le lavoratrici segregate nelle ultime settimane alle pulizie sui tetti o nei piazzali tornassero al loro posto di lavoro di sempre, alla stenditura e farcitura delle pizze e che venissero ritirate le nuove sospensioni ai delegati sindacali'. Insomma, 'non chiedevamo certo la luna', ma 'nel tardo pomeriggio tutte le illusioni sulla volonta' dell'azienda e delle cooperative di percorrere la strada del dialogo sono sfumate: Italpizza ha estromesso l'avvocato con cui eravamo in trattativa, che ha abbandonato lo stabilimento, riprendendo la strada dello scontro', riferisce in serata una nota del Si Cobas.
Inoltre, pare che nei 'negozi della zona' sia stato 'diffuso un volantino diffamatorio nei confronti del sindacato e dei suoi dipendenti iscritti al Si Cobas (descritti come 'un gruppo violento di pregiudicati')'. Un altro segno della non volonta' di ricerca del dialogo, dicono i rappresentanti dei lavoratori. 'Italpizza non vuole al suo interno gli iscritti al sindacato, in particolare il famoso gruppo delle 13 donne e uomini reintegrati in virtu' dell'accordo Prefettizio, non accetta di parlare con il Si Cobas, che pure rappresenta oltre cento dipendenti', protesta il sindacato.
Intanto l'On. del Movimento 5 stelle Stefania Ascari (foto) ha incontrato stamattina i dipendenti dello stabilimento di San Donnino per poi varcare i cancelli e incontrare la proprieta'.
'Da una parte, mi sono confrontata con i Si Cobas e la richiesta di reintegro per 13 lavoratori che contestano impieghi in mansioni giudicate degradanti; dall'altra, ho dibattuto con la Uil e la richiesta di uno sblocco della trattativa per evitare perdite economiche all'azienda. È importante tutelare sia il lavoro di coloro che manifestano nel rispetto della legalita' sia di coloro che desiderano esercitare il diritto di lavorare'.
Aggiunge la parlamentare M5s: 'Sono in costante contatto con il ministero del Lavoro e con la prefettura. Il prefetto Maria Patrizia Paba ha dato la disponibilita', qualora sussistano le condizioni, ad aprire un nuovo confronto. Ribadisco che non si tratta dell'azienda in quanto tale, ma di un sistema ancora troppo diffuso in Emilia-Romagna e in Italia in generale'.



