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La Pressa 'schedata': 'Giornalisti minacciati, fermare l'odio'

La Pressa 'schedata': 'Giornalisti minacciati, fermare l'odio'

Il senatore di Forza Italia Enrico Aimi sulla schedatura da parte di 'Modena antifascista' del direttore e della co-editrice de La Pressa


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“Adesso basta, non ci sono più giustificazioni. L'ondata di violenza e di odio alimentato a Modena da gruppi sedicenti 'antifascisti' va fermata prima che il clima già surriscaldato diventi incandescente. L'inserimento nell'elenco da questi pubblicato dei nemici da combattere con ogni mezzo di alcuni giornalisti e di un direttore di testata é un fatto gravissimo. L'accusa sarebbe poi vile se non fosse prima ancora ridicola: quella di esser parte di gruppi xenofobi e neonazisti per aver semplicemente partecipato ad un dibattito pubblico organizzato da un circolo culturale sulla figura del giovane militante di destra Sergio Ramelli (deceduto il 29 aprile del 1975 dopo una lunghissima agonia in seguito all'aggressione di estremisti di sinistra, al quale peraltro Modena ha intolato una via). Questa è una pericolosa minaccia, un gesto inequivocabilmente intimidatorio contro la libertà di stampa e di espressione, che come tale non può continuare a rimanere impunita. Serve una presa di posizione forte, anche a livello istituzionale'.

Così il senatore di Forza Italia Enrico Aimi, di fronte alle offese e alla pubblicazione dei nomi, da parte del gruppo 'Modena Antifascista' dei giornalisti de 'La Pressa', Il Giornale e La Voce di Reggio, che hanno partecipato all'incontro pubblico domenica sulla figura
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di Sergio Ramelli.

'Modena è la citta' in cui i centri sociali hanno invitato Renato Curcio, ex capo delle brigate rosse, dei monumenti imbrattati, dell'attentato incendiario alla sede dello stesso circolo 'La Terra dei Padri', delle scritte sui muri contro i caduti di Nassirya, degli striscioni di solidarietà a chi ha aggredito i Carabinieri e ora ce n'è abbastanza per chiedere sicurezza. Si tratta infatti di chiari segnali di un pericoloso ed inaccettabile clima di odio, alimentato da ben noti gruppi che si sono spinti fino a mettere etichette e pubblicare nomi di giornalisti da combattere. Una gogna intollerabile. E' tempo di andare oltre ai pur giusti messaggi di solidarietà e alle corone d'alloro che lo Stato tributa alle vittime a fatti compiuti. Personalmente presenterò un esposto in procura e interrogazione in Senato. L'attenzione su questi episodi deve essere alta e si deve tradurre in atti concreti nei confronti di questi soggetti che offendono il prossimo e la libertà - chiude Aimi -. Se certi rivoluzionari da salotto, imbevuti di ideologia totalitaria di stampo rivoluzionario, anarcoide o social-comunista, continuano ad inseguire le loro folli utopie con brutalita e violenza, è necessario che le Istituzioni democratiche dello Stato intervengano, anche per
evitare che qualcuno possa pensare a stupide complicità o, peggio ancora, a quella debolezza che é l'anticamera della fine di una democrazia”.
 
 
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