'È credibile che possano verificarsi ammanchi di questa entità, con tutti i programmi di gestione contabile di cui certamente la Fondazione dispone, senza che nessuno se ne accorga? I dubbi sono quelli di molti modenesi, anche tra coloro che si occupano di finanza. La politica è stata molto abbottonata, ma non appena il sindaco e qualche assessore del Comune hanno alzato i toni, ecco l’immediata reazione del presidente Tiezzi: ha allentato i cordoni della borsa ed elargito un nutrito pacchetto di aiuti economici alle polisportive in difficoltà. Lui ha le chiavi della cassaforte di questa città, e chi amministra deve fare i conti con questo'.
'E così chi prima criticava ha cambiato atteggiamento, facendo buon viso a cattiva sorte, consapevole che fosse preferibile trattare una resa onorevole piuttosto che continuare una battaglia di principio, che avrebbe potuto determinare un arretramento delle erogazioni allineate alle richieste del Comune e del Partito Democratico - continua Bertoldi -. Chi vuole continuare a credere alla versione del dipendente infedele per tutti gli ammanchi che avvengono in questa città, in agenzie, fondazioni, società e altri enti, faccia pure. Nel frattempo, in via precauzionale, Lega Modena ha allertato, oltre un mese fa (ben prima dell’intervento di Platis), il Ministero dell’Economia e delle Finanze, al fine di innalzare il livello di monitoraggio sulla gestione della Fondazione di Modena, visto che i controlli interni hanno fallito.
'Le sue dichiarazioni rappresentano un’offesa agli amministratori di questa città e a tutti i concittadini. Oggi sono in tanti, tantissimi, a chiedere le dimissioni del Presidente Tiezzi, e da oggi della partita faccio parte anch’io, perché le sue ultime dichiarazioni dimostrano che non ha più un reale contatto con la realtà. Chi ricopre la massima carica direttiva di una società, di un ente o di una fondazione dovrebbe infatti rassegnare le dimissioni quando si verifica un episodio critico che non è riuscito a evitare, direttamente o indirettamente. Esattamente come accadrebbe nel mio studio professionale: se un mio dipendente procurasse un danno a un paziente, sarei comunque io a metterci la faccia e a risponderne - chiude Bertoldi -.


