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L'insostenibile leggerezza dell'essere tra il muro e il manifesto dei soliti noti

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Il percorso partecipativo che mi piace è quello svolto alla piena luce del sole. Il solo appiglio del resto, l'unica medaglia al valore spendibile dal partito di maggioranza, il percorso partecipato e la mozione sulle audizioni dei soggetti portatori di interesse diffusi, coperta ormai sempre più corta per coprire le falle, come l'iniziale impronta Aulenti, che emergono, man mano che dalla teoria si entra nella tangibile realtà pratica del progetto del Sant'Agostino


L'insostenibile leggerezza dell'essere tra il muro e il manifesto dei soliti noti

Si sono utilizzate diverse definizioni, quali protagonista,attendista disfattista e di fare della demagogia, per un “qualcuno” che si espone perchè solo motivato da quei principi quali etica e morale e senso civico,(merce che si vorrebbe sempre più ,rara almeno nella nostra città). Ci sono persone ed organizzazioni invece che credono di fare un servizio utile e anche modestamente importante per sensibilizzare la città sulla questione del Sant’Agostino (e non solo) ,che non è un’affare di poco conto e neanche privato. Ma il metodo partecipativo che è stato adottato pare proprio che non abbia funzionato se, una città che conta decine e decine di organizzazioni istituzionali e non,  se ne siano presentate solo 4 ad una audizione in stile “ confessionale”. Sarà che parte di queste centinaia di organizzazioni per il quieto vivere preferiscano restare silenti? E che un'altra parte sia indifferente? (Odio l’indifferenza diceva Gramsci).

 

Ma il Partito Democratico va oltre e taccia di presunto protagonismo chiunque esprima in parola e con spirito critico, ma sempre costruttivo dissenta e quando lo ritiene, manifesti approvazione. Eppure se ne sono riconosciuti i passi avanti fatti. Compito della democrazia partecipativa è  lanciare semi (lo testimoniano gli scritti precedenti) , non è finalizzato di certo solo a demolire e basta. Qui siamo di fronte ad un progetto complessissimo e supermilionario che per raggiungere una massa indistinta, difficilmente raggiungibile, su temi come questi, anche indigesti e complessi richiede che ci sia almeno un numero abbastanza amplio di persone ed organizzazioni ed in primis quelle attenzionate per motivi pertinenti e da vario tempo attenti sulla vicenda. Che su questi stessi temi poi ne diffondano attraverso dibattiti, riflessioni, confronti e ricerche anche verso altri enti ed organizzazioni che possano trarre vantaggio economico e non solo da un progetto culturale, come giusto che avvenga. ( La filiera del turismo e dell’ospitalità, quella dell’info-ertentainement, dell’education, …)

Semi diversi di pensiero, ( di flora endemica e autoctona non omologati dalla multinazionale Monsanto) che si lasciano cadere sul terreno,  si auspica su quello fertile, e attecchendo stimolerà una riflessione, una domanda, farà venire dei dubbi, ripensamenti sino a concentrarsi su di un obiettivo condiviso dalla stragrande maggioranza. Poiché è meglio sorprendere che sopprimere.

 

Il solo appiglio del resto, l’unica medaglia al valore spendibile dal partito di maggioranza, il percorso partecipato e la mozione sulle audizioni dei soggetti portatori di interesse diffusi, coperta ormai sempre più corta per coprire le falle , come l’iniziale impronta Aulenti, che emergono, man mano che dalla teoria si entra nella tangibile realtà pratica del progetto del Sant’Agostino.

Il percorso ha prodotto consapevolezza e miglioramenti, ma la sua vera utilità è l’essere stato soprattutto propedeutico per ridefinire il progetto architettonico bocciato dal TAR, (un’ottima uscita dall’impasse per i protagonisti del caso S.Agostino, quasi onorevole). Ciò ha permesso di posticipare la conferenza di servizio convocata per il mese luglio, necessaria per licenziare il nuovo progetto. (già notificato e non contradetti).

 

L’ampia pubblicità non può ridursi all’aver pubblicato l’avviso dell’invito a partecipare a un audizione nel segreto del confessionale!, senza contradditorio, e senza avere le informazioni sullo stato dei lavori della Conferenza, perché negate, con la consegna del silenzio,da rigettare seduta stante, secretando le audizioni e i pareri. Non è assolutamente concepibile che l’evolversi di un “progetto sociale” così importante come è quello del Sant’Agostino, avvenga con siffatte  modalità di svolgimento!  Questa è assenza di pubblicità.

Gli incontri e i confronti riservati dentro e aldilà dalla piazza sono percorsi non trasparenti ,danno adito a molte interpretazioni, quando l’oggetto in questione non è il rinnovo della tappezzeria della sala chicchessia, ma del progetto del Polo culturale della città con un investimento pluriennale di 120 miloni di euro.

Il “qualcuno” pensa che quasi sicuramente alcuni degli auditi abbiano nel segreto del confessionale del 6 settembre, rilevato le criticità evidenti, evinte nel documento di indirizzi strategici o perlomeno alcune, e suggerito di porvi rimedio.

Sulla mancata ammissione delle associazioni alla Conferenza del servizi già abbiamo detto.

Ed è agghiacciante leggere della soddisfazione dei promotori per le risissime adesioni, solo quattro, riscontrate alla chiamata di partecipare a un audizione di contributo effettuata in tutta segretezza del confessionale, per il progetto più importante della città da qua ai prossimi cent’anni. Stupisce invece la mancata marea sigiziale.

Un audizione al buio, in cui si sono succeduti i soggetti ammessi uno alla volta di fronte a un uditorio marmorizzato, in totale assenza di pubblica pubblicità, le memorie o pareri prodotti acquisiti e non resi all’evidenza pubblica opinione. Una situazione anomala e assai inquietante,una tragicomica da inquisizione.

O che più semplicemente il metodo adottato di partecipazione sia distante anni luce da quel che si chiama informazione diffusa, coinvolgimento emozionale, partecipazione gioiosa, invito alle competenze a contribuire ?

E che a moltissime non “glie ne pòfregàdemeno” ? Oppure sia il risultato di un “metodo confessionale sottovuoto”,  dove

- due organizzazioni sono state invitate a dire a voce quel che già avevano ampliamente pubblicato e divulgato entrando nel merito dei contenuti

-  una ha evitato i contenuti ed in sostanza detto che il progetto va bene ma che bisogna fare in fretta e

- l’altra di cui ancora non si sa il contenuto ma che si sa era cappeggiata dal Presidente dell’Ordine degli Architetti, membro del Consiglio d’indirizzo della stessa Fondazione cassa. E come studio associato nel raggruppamento temporaneo d’impresa che ha vinto il bando dell’ex Amcm.

(Chissà se Gramsci odiasse oltre alla indifferenza qualche cosa d’altro ?)

Il progetto architettonico del S.Agostino, è riproposto tal quale in sostanza, quello che si vuole realizzare è un progetto edilizio, lo stesso dichiarato illeggittimo dal Tar con l’annullamento del permesso di costruire. Lo si è fatto rientrare nella riqualificazione urbana, come se l’intervento fosse per l’area ferrovia nord, ad esempio. ( Strumento questo, troppo spesso utilizzato impropriamente e di converso sfruttato per poter fare in sostanza quasi la qualunque, in largo e lungo la penisola, e in proposito si rimanda per chi c’era alla circostanziata analisi, illustrata eccellentemente dall’architetta Luisa Calimani durante il seminario sulla nuova Legge Urbanistica Regionale, promosso dalle forze di sinistra alla Palazzina Pucci lo scorso giugno ) ; e come operazione di notevole interesse pubblico, per via della nuova destinazione a Polo Culturale. Gli spazi non mancano per ospitare gli istituti culturali che vi si trasferiranno , il cambiamento di sede non giustifica gli interventi edilizi riproposti, nonostante il complesso dell’ex Ospedale Sant’Agostino sia interamente riconoscuto bene monumentale di interesse storico e artistico, e vi si può operare soltanto con interventi di risanamento e restauro conservativo scientifico. La via trovata è attraverso l’accordo di programma e l’atto procedimentale, tramite la deroga della L.Regionale 20/2000 del comma 4 e alla disciplina del comma 3 dell’art. A.7, che esonera dalla specifica tutela dei centri storici. Però non supera la tutela statale, e la Soprintendenza chiamata alla Conferenza dei servizi , si trova con un piede in due scarpe, come garante deve far rispettare la tutela e negarla allo stesso tempo.

Di fatto se la Conferenza dei servizi arriverà a una determinazione unanime approvando gli accordi e la variante al PSC, la via del tribunale purtroppo è nuovamente spianata. Dagli stessi di dieci anni fa, il proponente e l’ente locale con i permessi a costruire.

A questo si aggiungono le evidenti difficoltà della elaborazione di un programma, progetto culturale all’altezza, vista la complessità dell’impresa “ciclopica”, sottovalutata e affrontata ( con tutto il rispetto per le persone competenti, e gli enti coinvolti che vi sono all’opera ) , con una messa a fuoco non ancora chiaramente determinata, che l’operazione richiede a monte. Il tutto viene modificato navigando a vista, previa esplorazione con il periscopio. Senza impegni precisi da parte del MIBCAT , per le risorse umane e finanziarie a sostegno della Biblioteca Estense, oltre alla insufficienza presenza dell’Università tranne che per i suoi istituti. Ora i nodi iniziano a venire al pettine. La messa a punto di un progetto culturale di questo tenore, che deve precedere e poi integrarsi con quello restaurativo del complesso aderendogli come una seconda pelle; per poter crescere con esso, richiede sforzi notevoli, visioni ambiziose, capacità progettuali in divenire e gestionali concrete, cospicui fondi per finanziare le attività. Il copione, la sceneggiatura da scrivere dovrà reggere la scena per decenni, in un fraseggio musicale, dove ogni istituto attraverso la insita sonorità ulteriormente amplificata, si raccorderà con l’altro e con l’altro ancora, le melodie viaggeranno incrociandosi intraextra mura – veicolando Modena in circolar féstinar lente.

 

Sarà, è necessario affiancare ai valenti e competenti primi già al lavoro, altrettanto esperti e competenti autori per scriverlo, il copione. Autori, perché no? Da premio Strega, Campiello, Pulitzer. Sopratutto giovani autori, giovane semenza il cui orrizzonte reticolare va oltre a quello visibile dai propri occhi, in affiancamento, rispetto a quello un poco presbite ma sempre valente di sbiaditi papaveri. Da selezionare, forse anche attraverso uno specifico bando pubblico. In città saranno in tanti pronti a rispondere alla probabile e inevitabile chiamata. C’è da farsi l’appunto per non scordarseli come copyright e nel colophon. Per un’operazione il cui investimento è raddoppiato da 60 a 120 milioni di Euro, che peserà per moltissimi anni sulla collettività, con un business plan ancora fantasma , con un bel punto interrogativo sui risultati attesi, nebbia fitta sugli investimenti in risorse umane per realizzarli, lo si è voluto costruire dapprima sui desiderata personali di chi aveva i cordoni della borsa, poi su quelli di calce e pittura, poi sulla vanagloria del ripristino di un Ducato estense e poi dalla sera alla mattina, con un programma di tavoli tematici intersettoriali ed infine con documento di indirizzi strategici di 29 pagine pubblicato nelle notti dell’agosto scorso.

 

Difatti è la prova lampante di una pochezza strumentale, e il “qualcuno disfattista“ l’ha già posto in evidenza, e dimostra che con il ghe pensi mi si va poco oltre il confine della piazza, unito alla protervia con cui si sta procedendo a testa bassa nonostante le mancanze, le difficoltà evidenti che non si riesce ad ammettere, e i problemi futuri che inevitabilmente ( se non si corregge il tiro adesso ), dopo sorgeranno. Prima di arrivare al punto di non ritorno forse è meglio fermarsi, fare un bel respiro, tanti bei respiri, e riconsiderare qualcosa.

 

L’offerta reiterata alla disponibilità però senza porte stagne e all’ascolto, all’attenzione  ( e il “qualcuno” c’è da tempo ) non può limitarsi a questo. I percosi partecipativi sono da farsi senza paletti e alla piena luce del sole. Non a parole. Si riconosca pubblicamente le “buone idee” qualsiasi sia la provenienza o genitorialità, hanno nome e cognome, dall’associazione del Tacco d’oro,o dall’eminente Professor tal dei tali. Obbligatorio, riconoscere e formalizzare sempre e pubblicamente tutti i contributi e collaborazioni esterne. Evitando inviti a corte a porte chiuse dentro e aldilà della piazza.

Perché quella in corso non è un progetto privato, ma pubblico , del progetto del Polo culturale della città del valore ( dichiarato) di oltre 100 Milioni di Euro!

E la prova del budino è il caso di farla a percorso in itinere, obbligata per le opportune correzioni da farsi durante qualsiasi processo, non alla fine.

Il “qualcuno” non rinuncerà a porre domande, non taciterà il sorgente dubbio. Continuerà a dare voce anche ai prossimi progressi positivi.

Ed è bene che la gente dubiti, dubitare sempre. Ai prossimi semi. Con serenità.

Franca Giordano




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Franca Giordano
Franca Giordano

Attenta, curiosa e frequentatrice del mondo artistico e culturale della città, lo seguo attivamente e con molto interesse nell’evoluzione dei suoi grandi progetti culturali.<..   Continua >>




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