'Il terrorismo islamico non è un’invenzione della Lega o del centro-destra, ma una realtà con cui il mondo occidentale si scontra da decenni e certe attenzioni previste dalle norme servono proprio a contrastarlo. Detto questo, il luogo individuato può essere corretto (avevo sentito parlare di ipotesi peggiori), ma le cose vanno chiamate col loro nome e una moschea va chiamata moschea. Certamente l’affitto richiesto dal Comune per questa sede è irrisorio e poteva certamente essere più ragionevole (3000 euro all’anno comprese le spese di riscaldamento, luce, condominio, è un’inezia), perché alla fine sono sempre i modenesi a pagare per comunità di immigrati che risultano inviare ogni anno milioni di euro ai loro paesi di origine e che possono contare sull’aiuto di paesi islamici, soprattutto quelli del Golfo, per l’apertura di nuovi luoghi di culto. L’acquisto di un capannone da parte della piccola comunità islamica di Nonantola per un importo di 650.000 euro, dimostra la loro capacità di spesa - chiude Bertoldi -. Ma l’uso disinvolto dei beni comunali a favore delle associazioni islamiche non è una novità: è in continuità con l’amministrazione Muzzarelli che ha dato in concessione per anni l’area comunale di via delle Suore a condizioni scandalose, con una delibera fatta ad amministrazione comunale scaduta, il giorno prima delle elezioni del comune. Ricordo, infine, che soltanto la forte opposizione della Lega e di altri partiti di opposizione, oltre al forte contrasto assicurato da comitati di cittadini ha evitato l’apertura di una enorme Moschea con annessa scuola coranica nel quartiere Sacca, a spese dirette della CPC, ma indirettamente a carico del Comune (trattandosi di uno scambio con terreni comunali)'.
Modena, moschea bengalese: 'Sindaco, almeno chiami cose col loro nome'
Bertoldi (Lega): 'E certamente l’affitto richiesto dal Comune per questa sede è irrisorio'
'Il terrorismo islamico non è un’invenzione della Lega o del centro-destra, ma una realtà con cui il mondo occidentale si scontra da decenni e certe attenzioni previste dalle norme servono proprio a contrastarlo. Detto questo, il luogo individuato può essere corretto (avevo sentito parlare di ipotesi peggiori), ma le cose vanno chiamate col loro nome e una moschea va chiamata moschea. Certamente l’affitto richiesto dal Comune per questa sede è irrisorio e poteva certamente essere più ragionevole (3000 euro all’anno comprese le spese di riscaldamento, luce, condominio, è un’inezia), perché alla fine sono sempre i modenesi a pagare per comunità di immigrati che risultano inviare ogni anno milioni di euro ai loro paesi di origine e che possono contare sull’aiuto di paesi islamici, soprattutto quelli del Golfo, per l’apertura di nuovi luoghi di culto. L’acquisto di un capannone da parte della piccola comunità islamica di Nonantola per un importo di 650.000 euro, dimostra la loro capacità di spesa - chiude Bertoldi -. Ma l’uso disinvolto dei beni comunali a favore delle associazioni islamiche non è una novità: è in continuità con l’amministrazione Muzzarelli che ha dato in concessione per anni l’area comunale di via delle Suore a condizioni scandalose, con una delibera fatta ad amministrazione comunale scaduta, il giorno prima delle elezioni del comune. Ricordo, infine, che soltanto la forte opposizione della Lega e di altri partiti di opposizione, oltre al forte contrasto assicurato da comitati di cittadini ha evitato l’apertura di una enorme Moschea con annessa scuola coranica nel quartiere Sacca, a spese dirette della CPC, ma indirettamente a carico del Comune (trattandosi di uno scambio con terreni comunali)'.
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