'Sul centro di via Spontini osservo che si è voluto montare una pretestuosa polemica sul nulla. La concessione del centro all'associazione di cittadini di origine bangladese è avvenuta in modo assolutamente regolare e ha confermato un impegno e un percorso avviato dalla precedente amministrazione. Quelle che erano chiaramente raccomandazioni del vicesindaco Francesca Maletti nel corso dell'inaugurazione (video sotto) sono state volutamente interpretate come consigli per eludere la legge - afferma Mezzetti -. Mi chiedo quale sia la finalità di tutto ciò e perché forze politiche che a livello nazionale portano avanti per bocca del proprio segretario la sacrosanta battaglia sullo ius scholae, a livello locale non comprendano come sia compito dell'amministrazione favorire percorsi di integrazione e di rispetto della legge delle comunità di origine straniera'. Chiaro il riferimento alla critica giunta da Piergiulio Giacobazzi di Forza Italia (qui).
'Se, come è vero, siamo tutti preoccupati che i giovani, anche quelli di seconda e terza generazione abbiano luoghi dove ritrovarsi non comprendo perché prendere di mira questi centri di comunità e aggregazione dove occasionalmente si prega. Visto che quella islamica è la seconda religione più diffusa in Italia varrebbe la pena riprendere il filo di un'intesa dell'Islam con lo Stato che ancora manca e anche ministri del centro destra avevano cercato di realizzare. Aggiungo che chi fa polemica non si rende conto della ridicola contraddizione in cui cade quando da una parte tuona in difesa della libertà di preghiera per chi usa questa pratica in modo surrettizio per colpevolizzare le donne che si avvalgono di una legge dello Stato per praticare l'interruzione volontaria di gravidanza e dall'altra parte si scaglia, di fatto, contro la libertà di preghiera da parte di chi ha una fede e un colore della pelle diverso dal proprio (qui la lettera di una nostra lettrice). Chiamiamolo come vogliamo, nella migliore delle ipotesi siamo di fronte a un atteggiamento intollerante, per non pensare peggio'.
Il sindaco non risponde però a una domanda più volte posta dal nostro giornale. Quel luogo è definito ripetutamente dalla stessa comunità bengalese come 'moschea' per invitare fedeli alla preghiera giornaliera, mentre le attività culturali appaiono di contorno e svolte comunque sempre dentro la 'moschea'.
Giuseppe Leonelli



