'Lo sgombero di questa mattina del campo nomadi abusivo di San Matteo è sicuramente una buona notizia, che però non esaurisce un problema di integrazione ben più ampio, troppe volte affrontato solo a parole'. Modena Civica giudica positivamente l’azione effettuata nella mattinata dalla polizia locale e i servizi sociali, in particolare per un intervento che, nonostante la presenza di minori, non ha creato tensioni e si è concluso senza incidenti.
'Resta però il nodo delle micro-aree e il problema dell’integrazione, che necessitano di un vero piano di intervento da parte dell’amministrazione – sottolineano la consigliera comunale e capogruppo di Modena Civica, Katia Parisi, e il presidente Rosario Maragò -. Per questo motivo nei giorni scorsi, ben prima dello sgombero odierno, come lista abbiamo depositato una mozione per chiedere un impegno concreto alla Giunta'. Nella mozione, dopo avere richiamato le norme nazionali e la legge regionale (la n.11 del 2014) che affrontano i rapporti con Rom e Sinti, viene proposta una strategia articolata in tre fasi. 'La prima prevede, tra le altre cose, la mappatura delle micro-aree presenti sul territorio con evidenziato il numero dei cittadini presenti e di minori; la mappatura del tasso di scolarizzazione dei minori; il controllo e le verifiche sulle autovetture; la creazione
di un gruppo di coordinamento permanente delle aree ‘Rom Sinti e caminanti’ (Rsc) presenti nel territorio con la partecipazione di tutti gli stakeholder interessati (rappresentati delle comunità RSC, rappresentanti istituzionali locali, presidenti dei quartieri interessati, mondo associativo)'.
'La seconda fase prevede la stesura di un Piano d’Inclusione Comunale, tenendo conto delle indicazioni fornite dal gruppo di coordinamento permanente delle aree RSC, che ha come obiettivo il superamento dei campi nel medio-lungo termine favorendo processi di transizione con le forme abitative convenzionali. Il piano dovrà includere azioni volte: all’inclusione abitativa (attraverso il recupero del patrimonio immobiliare esistente); all’inclusione lavorativa (organizzazione di specifici corsi di formazione, favorire la creazione di ditte individuali per attività svolte in assenza di regolarizzazione); all’inclusione scolastica (piani di inclusione scolastica, piani di inclusione delle famiglie nelle attività didattiche); all’inclusione sanitaria (miglioramento dell’accesso ai servizi sociali e sanitari). La fase 3 include il monitoraggio del Piano d’Inclusione Comunale con incontri periodici (regolari) con i cittadini per presentare lo stato d’avanzamento del piano; l’implementazione, rimodulazione e verifica del Piano d’Inclusione Comunale per correggere eventuali criticità'.



