La Procura di Ravenna ha chiesto il rinvio a giudizio per 10 delle 12 persone indagate nell'ambito dell'ultima delle tre alluvioni - quella del settembre del 2024 - che in circa un anno e mezzo flagellarono il territorio ravennate.
Per le ultime due persone che a suo tempo avevano ricevuto l'avviso di conclusione indagine, c'è invece stata richiesta di archiviazione per questioni legate all'inquadramento formale dei loro ruoli durante i fatti contestati.
L'inchiesta, riferisce l'Ansa, era partita dall'esondazione del fiume Lamone che la notte del 18 settembre 2024 aveva colpito gli abitati di Traversara e Boncellino.
Le ipotesi di reato formulate sono di disastro colposo per la contestata inerzia con cui sarebbero state realizzate le opere necessarie. E di pericolo di disastro per la qualità degli interventi realizzati dopo le prime due alluvioni ravennati: quelle del maggio 2023 per le quali il fascicolo è ancora aperto. Punto tecnico di svolta, la consulenza che i Pm Daniele Barberini e Francesco Coco titolari del fascicolo avevano affidato a tre professori del Politecnico di Milano.
Fra le richieste di rinvio a giudizio c'è anche quella per Rita Nicolini, 63enne modenese all’epoca numero uno della Protezione civile regionale. Insieme a lei, tra gli altri, il direttore generale della Cura del Territorio e Ambiente della Regione, Paolo Ferrecchi, la responsabile del settore Difesa del territorio, Monica Guidi. Le posizioni per le quali è stata chiesta l’archiviazione sono quelle di Davide Parmeggiani, responsabile di settore sicurezza territoriale e Protezione civile distretto Reno e Daniela Martini, rappresentante legale dell’impresa Biguzzi in un periodo successivo ai fatti contestati.

