Nel corso della seduta di oggi, giovedì 26 febbraio, della Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria (CTSS) della provincia di Modena sono stati presentati dalle Aziende sanitarie modenesi, e approvati all’unanimità dai sindaci di tutto il territorio, gli indirizzi e le principali direttrici del percorso di riorganizzazione della rete provinciale dell’offerta sanitaria.
'L’approvazione all’unanimità degli indirizzi proposti e illustrati dai due direttori generali e sanitari è un risultato importante e incoraggiante per andare avanti lungo la strada delineata in questi mesi nella CTSS – ha osservato il presidente Massimo Mezzetti -. Da parte dei Sindaci c’è la piena consapevolezza delle sfide che abbiamo davanti a noi e siamo impegnati ad affrontarle con responsabilità e determinazione'.
'L’intero percorso è stato esposto in modo sintetico nei suoi principali indirizzi: riordino della rete dell’offerta ospedaliera e revisione dell’area chirurgica; riorganizzazione del sistema dell’emergenza e dell’urgenza; rafforzamento e riordino dell’assistenza territoriale; miglioramento dell’appropriatezza prescrittiva; analisi dei carichi di lavoro e degli schieramenti professionali. La riorganizzazione nasce dalla necessità di riposizionare le funzioni sanitarie provinciali all’interno di tre vincoli non eludibili: normativi, di performance e di sostenibilità territoriale. L’obiettivo è garantire omogeneità dei percorsi di cura, riducendo duplicazioni e disallineamenti, valorizzando la concentrazione delle attività dove necessario e lo sviluppo della prossimità attraverso modelli innovativi come la telemedicina e le reti digitali integrate.
L’aumento della cronicità, delle fragilità e del bisogno di salute mentale rende evidente che restare fermi non è un’opzione. È necessario agire per garantire il futuro del sistema sanitario pubblico, superando modelli organizzativi non più coerenti con i bisogni reali della popolazione e con gli standard nazionali' - hanno chiarito i DG Ausl e Aou, Mattia Altini e Luca Baldino.'La proposta evidenzia come l’attuale struttura dell’offerta di servizi e prestazioni debba essere resa più moderna in termini di sostenibilità e capacità di risposta. La direzione di marcia è chiara: rivedere quelle duplicazioni che non portano nessun beneficio per il cittadino e rafforzare le collaborazioni interaziendali, interdistrettuali e interdisciplinari, mantenendo la specializzazione delle strutture ma in una logica di rete, capace di distribuire sul territorio punti di accesso di prossimità e strutture di secondo e terzo livello per gestire l’alta e l’altissima complessità. In questo modo sarà possibile garantire equità di accesso e presa in carico su tutto il territorio. Inoltre, definendo in modo chiaro le “vocazioni” degli ospedali, concentrando di conseguenza le casistiche, sarà possibile fare di più e meglio, qualificando tutta la filiera di professionisti e rendendola anche attrattiva.
'Su area chirurgica e territorio si sta lavorando su qualità dell’offerta, volumi di attività e prossimità per i cittadini, in linea con il progressivo sviluppo e completamento della rete di Case della Comunità, ospedali di Comunità e Hospice, diagnostica e oncologia di prossimità, chirurgia di bassa complessità, potenziamento della salute mentale e della neuropsichiatria infantile, con particolare attenzione alle aree montane e alla telemedicina.


