Modena esce declassata dal nuovo Rapporto ICity Rate sulle città intelligenti, realizzato dal 2012 dal Forum Pubblica Amministrazione (FPA) per aggiornare costantemente l’evoluzione di 107 comuni italiani nel percorso verso città più vicine ai bisogni dei cittadini, più inclusive, più vivibili, più capaci di promuovere sviluppo adattandosi ai cambiamenti in atto.
Per realizzare il Rapporto, sono stati analizzati 15 diversi ambiti della vita urbana, suddivisi in quattro macro-categorie: ambiente (acqua e aria, verde urbano, territorio e suolo), servizi funzionali (rifiuti, energia, mobilità sostenibile), economia (solidità economica, lavoro, ricerca e innovazione), società (inclusione sociale, istruzione, attrattività turistico-culturale), governance (partecipazione, sicurezza e legalità, trasformazione digitale). Per ognuno degli ambiti individuati sono stati poi presi in considerazione ben 107 di indicatori che ne descrivono e misurano i diversi aspetti sntetizzati in indici dimensionali o di ambito. E i quindici indici “settoriali” vengono poi trasformati e aggregati in un unico valore di sintesi che consente di calcolare un indice.
Ebbene, nella classifica generale che ha incoronato Milano, Firenze e Bologna, Modena perde, rispetto al 2017, addirittura 7 posizioni ed esce clamorosamente dalle top ten.
Pesano tutti i nodi che l’Amministrazione della “marcia in più” non ha affrontato in questi anni di sgangherato governo e vengono a galla tutti i bluff diffusi ogni giorni da quella che dovrebbe essere comunicazione istutuzionale e che si è invece ormai trasformata in mera propaganda: qualità dell’aria e dell’acqua, rifiuti, sicurezza, verde urbano, suolo e territorio, attrattività turistico-culturale.Per la qualità dell’aria e dell’acqua siamo al 51° posto su 107 comuni considerati; addirittura in 83^ posizione nella classifica sul verde urbano, che riguarda l’indicenza percentuale delle aree verdi, la disponibilità e la presenza di strumenti di pianificazione; Modena è nelle retrovie (29^ posizione) nella categoria “suolo e territorio”, che misura il consumo di suolo dal 2012 al 2017, la percentuale della superfice di suolo consumato sul totale della superfice; un mezzo disastro sul capitolo “gestione rifiuti urbani” (44^ posizione), che contempla, come indicatori, le iniziative attivate per riduzione della produzione, corretto conferimento, incentivazione autocompostaggio, tariffa puntuale, la produzione annua di rifiuti per abitante, la quota percentuale di raccolta differenziata.
Clamoroso, poi - almeno per chi si beve le panzane dell’Amministrazione, secondo cui Modena avrebbe visto crescere esponenzialmente il numero di turisti negli ultimi anni - il 33° posto assegnato sul capitolo “attrattività turistica e culturale”, che assume come elementi di giudizio una serie di fattori, comunemente utilizzati per
Modena non esce benissimo, infine, sull’altro grande cavallo di battaglia di Muzzarelli: la sicurezza. In questo ambito la città capoluogo si piazza al 26° posto. Rating, questo, che contempla una serie di indicatori ufficiali (delitti legati alla microcriminalità per 1.000 abitanti, omicidi volontari per 100.000 abitanti (media triennale), delitti denunciati per 100.000 abitanti relativi a riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, durata media effettiva in giorni dei procedimenti definiti presso i tribunali ordinari, numero agenti polizia locale per 1.000 residenti), ma che non misura certo l’insicurezza generata a causa della presenza sempre più estesa di zone di degrado.
Modena, insomma, ha ben poco di cui gioire, dopo che anche l’autorevole classifica ICity Rate mette a nudo i problemi a più riprese denunciati in questi anni da cittadini e comitati.
Eli Gold



