'I nidi sono servizi universali, vanno garantiti a tutte e tutti, al Nord e al Sud del paese. Un Comune che cede quelli che ha, scegliendo un mero ruolo di controllore, tradisce il suo ruolo e le legittime domande di cittadine e cittadini e denuncia di aver perso, nella sua visione strategica, l’educazione e l’istruzione di bambine e bambini come priorità - scrivono l'associazione Blu Bramante, Udi Modena, Arcilesbica, Differenza Maternità, Gruppo Donne Arcigay, Luciana Torricelli e Francesca D’Alfonso, insieme ai consiglieri Enrica Manenti, Andrea Giordani e Giovanni Silingardi -. I nidi hanno una storia, fatta principalmente dalle donne: sono stati e devono essere strumenti di autodeterminazione e liberazione. Nella nascita dei nidi sta infatti l’intreccio tra istanze e qualità della cura, opportunità del lavoro e contenuti dell’educazione ed istruzione di bambine e bambini. La qualità dei nidi, per cui quelli modenesi soprattutto sono diventati famosi, era fatta da un lavoro delle donne valorizzato da retribuzioni consone alla funzione svolta, inquadrato in contratti dell’ente pubblico, una partecipazione dei genitori e delle famiglie alla vita del nido, relazioni costanti con le istituzioni e condivisione degli obiettivi tra tutti i soggetti della relazione. Invece di svendere i nidi al privato e di passarli ad una fondazione che resta un ente di diritto privato, con un unico proprietario, che decide da solo cosa fare, bisogna tornare ad investire sul lavoro delle donne e sulla qualità educativa dei nidi, entrambi scivolati negli anni al di fuori di standard accettabili. Parlare di un servizio 0-6 anni continua ad essere un parlare del nulla, il metodo con cui queste scelte sono state fatte, ieri come oggi, è antidemocratico nella forme e nei contenuti, nascondendo scelte già fatte dietro il mantra dell’algoritmo.
Nidi in Cresciamo, associazioni femministe e M5S contro Comune Modena
'Ribadiamo il nostro convinto No al passaggio di altri 4 istituti alla Fondazione Cresciamo e invitiamo a respingere la proposta'
'I nidi sono servizi universali, vanno garantiti a tutte e tutti, al Nord e al Sud del paese. Un Comune che cede quelli che ha, scegliendo un mero ruolo di controllore, tradisce il suo ruolo e le legittime domande di cittadine e cittadini e denuncia di aver perso, nella sua visione strategica, l’educazione e l’istruzione di bambine e bambini come priorità - scrivono l'associazione Blu Bramante, Udi Modena, Arcilesbica, Differenza Maternità, Gruppo Donne Arcigay, Luciana Torricelli e Francesca D’Alfonso, insieme ai consiglieri Enrica Manenti, Andrea Giordani e Giovanni Silingardi -. I nidi hanno una storia, fatta principalmente dalle donne: sono stati e devono essere strumenti di autodeterminazione e liberazione. Nella nascita dei nidi sta infatti l’intreccio tra istanze e qualità della cura, opportunità del lavoro e contenuti dell’educazione ed istruzione di bambine e bambini. La qualità dei nidi, per cui quelli modenesi soprattutto sono diventati famosi, era fatta da un lavoro delle donne valorizzato da retribuzioni consone alla funzione svolta, inquadrato in contratti dell’ente pubblico, una partecipazione dei genitori e delle famiglie alla vita del nido, relazioni costanti con le istituzioni e condivisione degli obiettivi tra tutti i soggetti della relazione. Invece di svendere i nidi al privato e di passarli ad una fondazione che resta un ente di diritto privato, con un unico proprietario, che decide da solo cosa fare, bisogna tornare ad investire sul lavoro delle donne e sulla qualità educativa dei nidi, entrambi scivolati negli anni al di fuori di standard accettabili. Parlare di un servizio 0-6 anni continua ad essere un parlare del nulla, il metodo con cui queste scelte sono state fatte, ieri come oggi, è antidemocratico nella forme e nei contenuti, nascondendo scelte già fatte dietro il mantra dell’algoritmo.
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