
Una protesta alla quale si aggiunge lo sciopero bianco di due ore degli studenti dalla Dad.
'Invece di riaprire le scuole e così ripristinare dei diritti costituzionali, presidenza della Repubblica e Governo si lanciano con fervore in progetti filantropici che promettono distribuzioni di “device”. Svaniti, alla prova dei fatti e del naufragio socio-sanitario a cui stiamo assistendo, tutti quei bei discorsi sui “nativi digitali”, ora abbiamo la filantropia, che si attrezza per affrontare a modo suo uno dei ritardi cronici del Paese. Ma di nuovo imbroglia le carte, confondendo forma e sostanza, strumento e funzione, dotazione e capacità di uso.
Nessuno affronta il punto di una riforma della scuola che punta su digitali e atomizzati, digitali e disgregati, digitali e abbandonati. Di fronte a tutto questo non alziamo bandiera bianca non vogliamo certo una riforma della scuola fondata sulla didattica a distanza, che ci viene riproposta dopo i fasti della primavera e dell’estate scorse. Per questo abbiamo lanciato uno sciopero della didattica a distanza: “usciamo dagli sche(r)mi” perché “questa casa non è una scuola” - afferma Priorità alla scuola -. Tutto il Paese è invitato a porre attenzione alla scuola pubblica e a esprimersi in sua difesa e per la sua valorizzazione: la scuola è perno della cittadinanza e del pieno godimento di tutti i diritti, uno dei fondamenti del patto sociale che unisce la comunità. Senza scuola non ci sono diritti'.

'Il primo urgente provvedimento di riforma riguarda l’immediata riduzione del numero di alunni/e per classe, fissando un tetto massimo di venti, abolendo ogni possibilità di accorpamento per le classi successive. Si chiede che i finanziamenti del Recovery Fund siano pertanto utilizzati per il potenziamento di tutto il personale scolastico, con un piano di assunzioni e di stabilizzazione dei docenti precari, adeguamento degli spazi e degli edifici scolastici, con ripristino di vecchi edifici e realizzazione di nuovi'.



