In seguito a questo breve incontro (molto a senso unico c’è da dire) i Comitati hanno ricevuto da parte della Regione della documentazione.
Dopo averla analizzata dobbiamo costatare che si tratta di un excursus sull’attività di sistemazione emergenziale nei punti più prossimi al collasso, che non migliorano minimamente il livello di protezione, che resta limitato a TR20 che significa protezione solo dalle Piene Piccole. Ricordiamo che TR sta per Tempo di Ritorno, mentre il numero indica la periodicità in numero di anni con cui ci si può aspettare un evento idrogeologico di una determinata pericolosità (TR20 = pericolosità minima); per un fiume dovrebbe essere TR200! Tra l'altro, gli interventi prospettati dalla Regione avranno inizio solo a partire dal 2022. Si tratta di alcune opere che saranno solo parzialmente risolutive, che riguardano prima le casse di espansione, quindi Panaro e finalmente il Secchia. Esse pertanto resteranno ben lontane dal garantire la necessaria protezione dalle Piene Grandi (per far fronte alle quali occorre TR200), come ci si aspetterebbe per una provincia densamente abitata ed altamente produttiva come la nostra. Nel 1979 questo livello di protezione era stato raggiunto, e mantenuto fintantoché il nodo idraulico di Modena aveva goduto di regolare manutenzione. Poi, agli inizi degli anni '90 la manutenzione fu abbandonata condannando al degrado l'intero sistema!
Va anche detto che gli interventi da realizzarsi nel 2022, dal costo stimato di 115 milioni di euro, sono ancora in fase concettuale e dovranno essere finanziati con il promesso Recovery Fund. Di certo quindi non v'è nulla. Infatti, 17 giorni dopo il nostro incontro con la Regione il sindaco di Modena ha confermato quello che ci era stato riferito, dichiarando sui quotidiani LaPressa e Il Resto del Carlino che è impossible richiedere questi fondi in quanto non esistono ancora (dopo ben 6 anni!) né progetti né studi per poter iniziare a programmare queste opere vitali.
Infine, anche laddove esistano progetti pronti, si è preferito soprassedere alla loro realizzazione per dirottare i fondi su tante piccole opere. Questi progetti, pronti e accantonati, riguardano l'adeguamento alle Piene Medie del Secchia con il rifacimento della cassa di espansione di Campogalliano (per ottenere un misero TR50) e l’adeguamento alle Piene Grandi del Naviglio con la realizzazione a Bomporto di un impianto di sollevamento acque per mezzo di pompe elettriche (per ottenere un minimale TR100).
Che dire? La sensazione è che siamo stati confortati con promesse di circostanza. L'unica certezza è che la situazione del nodo idraulico modenese per i prossimi anni resterà limitata ad un livello di (in)sicurezza TR20 sia per il Secchia che per il Naviglio, potendo reggere solo le Piene Piccole; mentre Panaro e Tiepido potranno fare fronte solo a Piene Medie (TR50).
Un'ultima cosa (ancora più grave): siamo venuti molto recentemente a conoscenza del fatto che l'AIPO è stata assolta dalla colpa di non aver provveduto alla manutenzione che sarebbe servita ad evitare l'alluvione del Secchia del 19 gennaio 2014, in quanto ad essa furono negate da parte della Regione Emilia Romagna le necessarie risorse. Sappiamo bene che si trattava del vecchio staff, ma perché quello nuovo, dopo 5 anni, non si è precipitato a sanare questa pericolosissima situazione?
A nome di:
Comitato Secchia
Comitato Campogalliano
Comitato ArginiaMO
Comitato Respiriamo Aria Pulita

