'Nessuno si lamenta di un sacrificio in più, perché un turno di ingresso alle 10 per ogni studente su una settimana, è ben accettabile se, sul piatto, c'è un giorno in più in presenza a scuola. Ma la scelleratezza di alcuni piani orari che stiamo leggendo e che studentesse e studenti denunciano, che prevedono intere settimane con ingresso alle 10 e uscita alle 15, con alunni che si muovono dalla provincia (dalla montagna alla bassa) che rientrano a casa nel tardo pomeriggio per poi affrontare nuove ore di studio, è un insulto all'intelligenza. Ci chiediamo ancora una volta perché quei dirigenti che hanno applicato la soluzione più comoda per risolvere un rebus di percentuali, da gennaio ad oggi non si sono organizzati per sviluppare piani di rientro al 75% già previsti dai tavoli prefettizi a dicembre, tali da non impattare così duramente solo su alcuni alunni e non su ogni studente in modo equo. Rientrare al 70% significa permettere ad ogni alunno e alunna di godere del 70% di lezioni in presenza e che a un 20% di questo, a rotazione, si applichi un orario sfasato in ingresso. Era così impensabile prevederlo con tempi distesi da gennaio a oggi? Perché invece oggi la scusa del tempo breve di preavviso, è il dito dietro cui si nasconde la disorganizzazione di un sistema che non sembra avere a cuore il benessere dei ragazzi e delle ragazze. E questo è ancor più vero, visto che alcuni istituti, e non con numeri e complessità diverse da altri, sono stati in grado di trovare soluzioni eque per tutti - chiude Priorità alla scuola -. Non è accettabile che due province in Emilia Romagna, Modena e Reggio, siano in queste difficoltà da oltre un anno e che chi ha le competenze e le responsabilità non sia stato in grado di porre soluzioni per evitare questo ulteriore scempio della vita delle ragazze e dei ragazzi.
'Orari scolastici assurdi: cosìgli studenti rimpiangono la Dad'
In una nota Priorità alla scuola Modena interviene sul tema della presenza a scuola degli studenti modenesi
'Nessuno si lamenta di un sacrificio in più, perché un turno di ingresso alle 10 per ogni studente su una settimana, è ben accettabile se, sul piatto, c'è un giorno in più in presenza a scuola. Ma la scelleratezza di alcuni piani orari che stiamo leggendo e che studentesse e studenti denunciano, che prevedono intere settimane con ingresso alle 10 e uscita alle 15, con alunni che si muovono dalla provincia (dalla montagna alla bassa) che rientrano a casa nel tardo pomeriggio per poi affrontare nuove ore di studio, è un insulto all'intelligenza. Ci chiediamo ancora una volta perché quei dirigenti che hanno applicato la soluzione più comoda per risolvere un rebus di percentuali, da gennaio ad oggi non si sono organizzati per sviluppare piani di rientro al 75% già previsti dai tavoli prefettizi a dicembre, tali da non impattare così duramente solo su alcuni alunni e non su ogni studente in modo equo. Rientrare al 70% significa permettere ad ogni alunno e alunna di godere del 70% di lezioni in presenza e che a un 20% di questo, a rotazione, si applichi un orario sfasato in ingresso. Era così impensabile prevederlo con tempi distesi da gennaio a oggi? Perché invece oggi la scusa del tempo breve di preavviso, è il dito dietro cui si nasconde la disorganizzazione di un sistema che non sembra avere a cuore il benessere dei ragazzi e delle ragazze. E questo è ancor più vero, visto che alcuni istituti, e non con numeri e complessità diverse da altri, sono stati in grado di trovare soluzioni eque per tutti - chiude Priorità alla scuola -. Non è accettabile che due province in Emilia Romagna, Modena e Reggio, siano in queste difficoltà da oltre un anno e che chi ha le competenze e le responsabilità non sia stato in grado di porre soluzioni per evitare questo ulteriore scempio della vita delle ragazze e dei ragazzi.
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