“Modena x Modena”.
'Oggi, al colpo al cerchio della legittimità di affissione sostenuto ieri, da il colpo alla botte in favore dei consiglieri interroganti di maggioranza, portatori della linea caldeggiata dall'arcigay e dal movimento LGBTQ+, cedendo evidentemente alle bizze interne della maggioranza, già in forte agitazione per lo scandalo aMo, ma pericolosamente varcando con un tale provvedimento i confini dell’arbitrarietà nell’uso del potere amministrativo in quanto lo esegue sulla base di una ipotesi di futura modifica ai regolamenti. Un escamotage politico piuttosto che giuridico molto preoccupante per le implicite potenzialità di censura' - afferma la Modena.
'Se le manifestazioni 'scomode' possono essere oscurate senza che i regolamenti o sentenze vigenti lo considerino, vuol dire aprirne alle giunte politiche l’uso strumentale, rendendo il confine tra autodifesa pubblica e censura molto labile. Il Comune può anche possedere la discrezionalità di agire in anticipo, ma non può mai scavalcare la trasparenza procedurale. L’atto dell’assessore Camporota è fortemente ambiguo: formalmente motivato da ragioni di controllo sociale e psicologico, ma tecnicamente anticipatorio e accusabile di volontà censorie. Alla faccia del principio di certezza del diritto. Qui si configura una forma di censura preventiva, aggravata dal fatto che oscura una campagna già autorizzata in base alle leggi vigenti'.
'Un buon amministratore competente e rispettoso dei comportamenti e norme dettati dalle regole democratiche non avrebbe avuto la fretta “ritardata” (manifesti erano in scadenza fra due giorni) dell’Assessore Camporota, ma si sarebbe preoccupato principalmente di garantire il bilanciamento tra libertà di espressione, tutela di diritti fondamentali e certezza delle regole attraverso lo strumento dell’Avviso pubblico ai promotori del rischio di violazione, dando loro il tempo per adeguare il contenuto e solo in caso di mancata revisione rimuovere o oscurare i manifesti. Ma, evidentemente, la fretta di dare un segnale politico al “politicamente corretto” interno. l’ha spinta sulla china di un'azione 'anticipatoria' senza l’opportuna copertura della revisione regolamentare e partecipata.



