'Non capiamo il perché, nessuno ce lo spiega. Non ci è dato sapere le motivazioni della disdetta. Tutti avevamo fatto investimenti pensando ad un periodo di almeno 15 anni e da un giorno all'altro ci ritroviamo una disdetta'- afferma Stefania Tamburini, una residente presente insieme ad altri inquilini nella conferenza stampa organizzata dal Consigliere del gruppo Modena in Ascolto Andrea Mazzi che già dalla scorsa estate, con una interrogazione alla giunta ancora senza risposta, ha approfondito e si è fatto carico della questione, chiedendo conto al Comune per quanto riguarda le proprie competenze come firmatario della convenzione per il l'utilizzo della superficie sui cui il comparto sorge e il bando pubblico per l'accesso.Costituito da 126 alloggi di Edilizia Residenziale Sociale (ERS), da destinare interamente ad affitto calmierato, il comparto Modena Estense a Vaciglio nasce nella logica del cosiddetto “social housing”, ovvero 5 palazzine con parti e funzioni comuni per sviluppare anche progetti di comunità. Per accederci un bando pubblico, con parametri stabiliti dal Comune, aperto a nuclei familiari con particolari requisiti, anche di reddito minimo visto che i canoni per i nuovi alloggi ammontano ad una cifra solo poco più bassa della media del mercato. Esempio, 850 euro per un alloggio da 90 metri quadrati che ne potrebbe costare mille nel libero mercato. Cifra che in realtà si supera nel momento in cui in questi anni, nonostante gli impianti elettrici, di riscaldamento ed idraulici fossero nuovi come le palazzine, sono stati oggetto di continui interventi per rotture, manutenzioni straordinarie, eseguite anche per piccole cose da società provenienti anche da fuori regione.
Proprietà e gestione ad un fondo: problemi da subito
Ad oggi nelle palazzine da 124 alloggi, di cui 20 cedute al Comune, vivono 326 persone, tra cui 52 bambini e 15 persone con disabilità. Gli edifici, dopo la realizzazione a cura di note imprese di costruzioni modenesi, sono stati ceduti in blocco al Fondo Emilia Romagna Social Housing, un Fondo comune di investimento gestito da Fondo Investire Sgr, una Società di gestione del risparmio che opera nel settore immobiliare facente parte di un gruppo bancario. E che ha stipulato i contratti di affitto con gli inquilini con posti favorevoli alla graduatoria creata dal bando.Il fondo è partecipato anche dalla Fondazione di Modena e dal Fondo Investimenti per l’Abitare gestito da Cassa Depositi e Prestiti, una delle principali istituzioni finanziarie dello Stato italiano.
L'avviso di disdetta del contratto aggrava una situazione già critica
L'arrivo delle disdetta rappresenta un passaggio che ha ulteriormente aggravato una situazione già critica e che ha spinto residenti e rappresentanti politici a tornare a denunciare pubblicamente le condizioni di un intervento di housing sociale che, nei fatti, non sta funzionando. 'Viviamo in un continuo stato di incertezza, l'arrivo delle disdette è l’ennesimo colpo che invece di tutelare chi abita questi alloggi, sembra dare un colpo finale. Il contrario di quanto speravano di vivere nel momento in cui abbiamo avuto accesso'.Il nodo politico: il ruolo del Comune e un sistema ERS con gravi criticità
Dalla denuncia dei residenti, la conferenza stampa si è spostata sul piano politico e delle modalità dell’Edilizia Residenziale Sociale. A intervenire è stato il consigliere comunale Andrea Mazzi, capogruppo di Modena in ascolto, organizzatore della conferenza affiancato da Enrico Giorgione, della medesima lista civica: 'Purtroppo questa è una situazione non isolata che abbiamo riscontrato anche in altri comparti ERS e di housing sociale. Registriamo medesime dinamiche. Da impianti elettrici, idraulici, termici nuovi che iniziano a non funzionare da subito e che comportano spese di manutenzione importanti che vengono scaricate sugli inquilini. Per arrivare a problemi strutturali degli alloggi. Oltre alla mancanza di riferimenti chiari e specifici ai quali segnalare i problemi e le richieste che spesso rimangono in base per mesi. Non è accettabile presentare l’housing sociale come una soluzione se poi genera disagio, precarietà e conflitti proprio a danni di persone e famiglie che si dovrebbero tutelare. E' chiaro che non è solo Vaciglio, ma è il sistema Ers a Modena che non va. Quando un progetto di ERS arriva al punto di produrre disdette invece che sicurezza abitativa, significa che il modello va ripensato radicalmente'- ha affermato Giorgione.Le richieste al Comune
'Dobbiamo chiederci quale modello di Edilizia Residenziale Sociale vogliamo. L’ERS viene spesso presentata come il fiore all’occhiello delle politiche sociali e abitative dell’Amministrazione, ma siamo sicuri che il modello attuale risponda davvero a questo obiettivo? Vogliamo palazzine con problemi realizzativi, difficoltà gestionali e incertezze per gli inquilini? Vogliamo dire ai modenesi per quanto tempo una famiglia può restare in un alloggio ERS: cinque anni, quindici anni?' - chiede il Consigliere Mazzi.'Oggi i cittadini percepiscono l’ERS come un valore, ma per mantenerlo servono risposte chiare. È importante ricordare che il Comune è coinvolto a pieno titolo. Ha sottoscritto la Convenzione, ha percepito il contributo per la concessione del diritto di superficie, è proprietario dell’area su cui sorgono gli immobili e ne tornerà in possesso alla scadenza della concessione. Inoltre verifica il rispetto dei requisiti urbanistici e gestisce, tramite l’Agenzia Casa, 23 dei 126 appartamenti complessivi. Senza dimenticare che gli inquilini non sono entrati liberamente: c’è stato un bando pubblico, con requisiti stabiliti dal Comune. È evidente quindi che esiste una responsabilità diretta che oggi va ripresa in mano'.'Le richieste che rivolgiamo all’Amministrazione sono essenzialmente due. la prima, garantire agli inquilini la certezza della permanenza negli alloggi, in coerenza con quanto previsto dalla Convenzione, cioè i 15 anni; la seconda: assicurare che la manutenzione, sia per questi immobili sia per quelli futuri, venga gestita con modalità ordinarie e tempi certi, attraverso contratti e capitolati che definiscano chiaramente gli interventi, evitando i disagi che gli inquilini hanno raccontato.
A questo si aggiunge un ulteriore elemento, spesso citato come punto di forza: la presenza del “gestore sociale”. Nel 2021 il Comune presentava questa figura come un valore aggiunto dell’housing sociale, con l’obiettivo dichiarato di “trasformare cinque condomìni in un’unica famiglia”. Eppure, parlando con gli inquilini, molti hanno scoperto solo ora che questo servizio fosse previsto. Saranno loro a testimoniare quale impatto abbia avuto nella vita quotidiana.
La domanda finale è semplice: vogliamo continuare a vivere di annunci e slogan, oppure vogliamo verificare che ciò che viene promesso trovi davvero attuazione nella realtà?'

