'La sanità modenese non è un Monopoli nel quale la politica può spostare ospedali e reparti, mentre lavoratori e cittadini aspettano di conoscere il proprio destino. Chi sostiene questa operazione si assuma pubblicamente la responsabilità di spiegare quali servizi saranno trasferiti, quali resteranno e con quali risorse funzioneranno'. È durissimo l’intervento di Alfredo Sepe, Segretario regionale FIALS Emilia-Romagna, sulle prospettive di concentrazione delle attività ad alta complessità a Baggiovara e di trasformazione del Policlinico annunciate sulla stampa.
'Si parla di un investimento da 550 milioni di euro e di un orizzonte di dieci-dodici anni. Il sindaco prospetta il mantenimento del Pronto soccorso e dell’area materno-infantile al Policlinico. Ma queste dichiarazioni non esauriscono le domande sul futuro dell’assistenza: quali reparti resteranno, quali competenze saranno disponibili e come verranno garantiti i percorsi di emergenza? Un Pronto soccorso non si difende conservando un’insegna. Servono personale, diagnostica, posti letto e specialità coerenti con le urgenze che dovrà trattare. Vogliamo conoscere il modello clinico previsto e le modalità dei trasferimenti tra gli ospedali. Le rassicurazioni politiche non sostituiscono un piano assistenziale verificabile'.
La FIALS chiama in causa il sindaco Massimo Mezzetti, la Giunta regionale guidata da Michele de Pascale e i vertici di AUSL e Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, chiedendo risposte pubbliche.
'A tutti coloro che promuovono questa concentrazione diciamo: basta vendere il futuro come una soluzione miracolosa. Un ospedale più grande non garantisce automaticamente cure migliori. Senza organici adeguati, può diventare un contenitore più grande degli stessi problemi. E una promessa a dodici anni non risolve una scopertura di turno oggi. Il personale non può essere trattato come una variabile da spostare su una piantina. Dove sono le garanzie per infermieri, OSS, tecnici, ostetriche, professionisti della riabilitazione e personale amministrativo? Quali trasferimenti si prevedono? Quali conseguenze su turni, sedi, mobilità e carichi di lavoro? Quante assunzioni serviranno? Chi immagina di realizzare questa operazione scaricandone il peso sui dipendenti troverà la FIALS davanti'.Sul metodo, Sepe è netto: 'La denuncia di mancato coinvolgimento espressa dai rappresentanti dei medici è un segnale pesante. Una trasformazione di questa portata richiede confronto prima delle decisioni, non una presentazione quando gli indirizzi sono già stati confezionati'.
La FIALS chiede inoltre una valutazione pubblica delle conseguenze sull’intera provincia: accessibilità per anziani e persone fragili, trasporti, tempi di percorrenza, rapporti con gli altri ospedali e continuità dell’assistenza durante gli eventuali cantieri. 'Chi pagherà la nuova struttura? Con quali finanziamenti e quali costi di gestione?
La FIALS Emilia-Romagna chiede la pubblicazione degli atti e degli studi disponibili, un confronto immediato con le organizzazioni sindacali e garanzie verificabili su servizi, occupazione e organici, prima di qualsiasi scelta irreversibile. 'Nessuna cambiale in bianco a Mezzetti, alla Regione o alle direzioni aziendali», conclude Sepe. «Chi vuole questa operazione dimostri che migliorerà concretamente le cure. Se dietro la parola “integrazione” emergeranno riduzione dei servizi, trasferimenti imposti o ulteriore pressione sul personale, metteremo in campo tutte le iniziative sindacali necessarie. La sanità pubblica appartiene alla comunità: nessuno può disporne come fosse proprietà della propria maggioranza politica'.


(1).jpg)
