Oggi per il Partito Democratico di Modena la scelta di non riaprire quei punti nascita, sottolineata e sancita in modo definitivo dal neo assessore regionale alla sanità Fabi, è giusta, partendo dal presupposto che 'è essenziale garantire a tutte le cittadine, ovunque esse risiedano, il diritto ad una appropriata assistenza alla nascita e adeguate tutele verso la madre e verso il nascituro. In tale ottica - sottolinea Loredana Ligabue, responsabile Welfare e Salute della Federazione provinciale del Partito Democratico di Modena - bene ha fatto l’Assessore regionale alla Salute Massimo Fabi - durante l’audizione in Commissione regionale Salute - a ribadire con chiarezza quanto già il Presidente Michele de Pascale disse ai cittadini durante la campagna elettorale sia a Mirandola che a Pavullo: no all’apertura di nuovi punti nascita (anche se nel caso di Mirandola e Pavullo non si tratterebbe di nuovi punti nascita ma di storici punti nascita chiusi e da riaprire, ndr), sì ad investimenti per la sicurezza della madre e del bambino nel rispetto dei requisiti previsti dalle linee guida nazionali e dalla comunità scientifica'. Condizioni che Mirandola aveva ottenuto per garantire la continuità nei parti e l'attività del punto nascita in virtù della deroga triennale all'apertura concessa nel 2017 e proseguita poi per 5 ovvero fino alla chiusura, al dicembre 2022.
Da qui dalla responsabile welfare e salute del PD di Modena una risposta indiretta al segretario provinciale e capogruppo Lega a Mirandola Guglielmo Golinelli che aveva parlato di una strategia di politica di governo della sanità pubblica a marchio PD dietro la chiusura. 'Golinelli farebbe bene a documentarsi, invece di sbraitare contro i soliti comunisti al governo. Oppure spiegarci cosa significhi per lui sicurezza. Per noi sicurezza - afferma - significa punti nascita dotati di competenze professionali e strumentazione adeguata ad affrontare le diverse complessità che possono manifestarsi durante il parto.
Interventi in grado di coniugare prossimità e personalizzazione, dando un ruolo chiave alle équipe dei consultori (ostetriche, ginecologhe e psicologi) durante la gravidanza, nella scelta del punto nascita dove partorire, garantendo la continuità assistenziale sia in ammissione che in dimissione e con un sostegno attivo a neogenitori e neonati nella fase post parto.
Questa è la strada, ancora più difficile se vengono tagliate le risorse nazionali alla sanità pubblica, che riteniamo debba essere percorsa nella tutela del diritto all’assistenza. Dentro questo quadro, nessuno deve venir meno a un costante rapporto di ascolto dei cittadini e un percorso partecipativo basato su dati ed elaborazioni di valore scientifico, e non finalizzati alla strumentalizzazione politica o per risalire a di chi è la colpa.



