Vedo la completa interiorizzazione della cultura liberista, privatistica, nella economia e nel sociale e la perdita dei valori concreti e praticati del lavoro, dei diritti e delle partecipazione democratica mascherata da una retorica rituale, residuo di un passato senza sbocco nel futuro.
Dietro il linguaggio in cui dominano termini come 'competitività', 'efficienza', 'eccellenze', 'primati', 'innovazione' si nasconde la tabula rasa su decenni di esperienze originali socialiste riformiste, di welfare universale, di lotta alla povertà ed alla marginalizzione di strati sociali.
Da questo 'stato' credo nasca la perdita di attenzione per il 'popolo largo ed i suoi bisogni' e il sostanziale suo abbandono alla deriva populista e sovranista, salvo il riscoprirlo strumentalmente nei momenti elettorali quando la paura di subire sconfitte pesanti si fa strada.
Credo che lo specchio di questa profonda crisi del centro sinstra e della sinistra si possa leggere nella imbarazzante qualità dellle loro classi dirigenti, che in Emilia Romagna sono state cresciute ed allevate politicamente nella gestione del potere. Esse vedono infatti nella gestione del potere, che si salda con indubbi privilegi a livelli diversi, il loro unico orizzonte come continua riproduzione del proprio ruolo e del proprio stato.
Credo che la necessità del rinnovamento e del rilancio della anima originale nel centro sinistra e nella sinistra si affermerà, purtroppo, solo dopo una pesante sconfitta, che a livello nazionale è già avvenuta ed è nuovamente alle soglie e che a livello locale in gran parte è avvenuta con la disastrosa perdita di consensi già registrata.
Rompere la crosta della conservazione politica nel centro sinistra e nella sinistra è molto difficile: nelle difficoltà invece della riflessione critica tende ad affermarsi l'integralismo di organizzazione e la chiusura difensiva, questo è un problema ora è lo sarà in futuro.
Roberto Vezzelli


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