'Dobbiamo dire le cose come stanno, i modenesi hanno diritto ad un’operazione trasparenza. – continua Mazzi – Il Sindaco in campagna elettorale e ad inizio mandato parlava di “porta a porta” per promuovere un’immagine di città green, probabilmente per accontentare la componente più ambientalista della maggioranza. Adesso la Giunta, senza dirlo ai modenesi, ha cambiato idea, sposando la proposta del centro-destra. Ha fatto – ne va dato atto – un’operazione di realismo, riconoscendo che non funziona il sistema di raccolta “porta a porta”, avviato dalla precedente amministrazione Muzzarelli e dall’allora assessore all’ambiente ed ex presidente di Legambiente Modena Alessandra Filippi. In una città come Modena, il “porta a porta” non può funzionare perché causa troppi problemi in termini di decoro, di disagi per la cittadinanza e di possibili problemi sanitari. E infatti i cittadini quando sono stati interpellati l’hanno sonoramente bocciato'.
'Tutto questo cambiamento, – conclude Mazzi – prima il passaggio al 'porta a porta', ora il ritorno ai cassonetti, ha comportato maggiori costi, quantificati ad oggi dall’Assessore all’Ambiente in circa otto milioni di euro. In base a quanto previsto dal contratto di servizio con Atersir, di questi costi se ne deve fare carico il Comune, che ha richiesto le modifiche al sistema di raccolta, che quindi li andrà a porre a carico dei cittadini modenesi. Non sarebbe il caso di chiederne conto anche agli amministratori che hanno fatto una scelta così incauta?'

