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Respingimenti e lager in Libia: torna in discussione l'accordo firmato dal governo PD

Respingimenti e lager in Libia: torna in discussione l'accordo firmato dal governo PD

Alla vigilia della nuova scadenza triennale dell'accordo firmato da Minniti e Gentiloni nel 2017, presidio oggi a Modena del tavolo per la pace. 'No al rinnovo dell'accordo per evitare stupri e brutalità'


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Nel 2017, il governo italiano a guida PD, con Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e Ministro degli Interni Marco Minniti, firmò un memorandum (Memorandum Italia-Libia), che assegnò alla guardia costiera Libica il compito di pattugliare le coste e le acque internazionali per impedire le partenze con ogni mezzo e trattenere i migranti nei campi biblici nonostante in questi fossero noti e documentati dalle organizzazioni umanitarie i modi brutali, se non mortali, con venivano gestiti. Ciò ridusse il numero di sbarchi in Italia, ma a costo di un prezzo enorme in termini di violazione dei diritti umani tra cui donne e bambini, obbligati a soffrire, ad essere struprate o a morire di stenti in quei luoghi che sotto la facciata di 'campi di accoglienza', nascondevano quelli che vennero definiti veri e propri lager. 

In quell'anno, il Ministro dell'Interno presentò l'accordo nell'ambito della festa provinciale dell'Unità a Ponte Alto, osannato dagli amministratori locali e salutato dall'abbraccio del sindaco di Modena. Da subito le perplessità in ambito politico serpeggiarono, in relazione all'affidabilità della Libia, di rispettare gli accordi, di controllare davvero un territorio enorme, nonostante il regalo fatto dall'Italia di attrezzature e motovedette, e fornire garanzie sul rispetto dei diritti umani.
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Che poco dopo si rivelò il problema. Documentato, denunciato, e mai risolto.

Quell'accordo firmato Minniti e Gentiloni con le autorità libiche, almeno sulla carta, c'è ancora, e vale perché tacitamente rinnovato, ogni tre anni, al momento della scadenza.  'Il memorandum - affermano il movimento Tam Tal per la pace - che oggi pomeriggio, alle 18.00 alle 20 in piazza Torre, a Modena, ha organizzato un presidio per richiamare l'attenzione sugli effetti dell'accordo - scadrà il prossimo 2 novembre e se nessuna parte contraente si opporrà sarà tacitamente rinnovato producendo così altri morti torture e stupri'

La tempistica, anche se l'intenzione del nuovo governo fosse quella di non rinnovare o comunque modificare l'accorso, certamente non aiuta. Inoltre il tema, nemmeno citato in campagna elettorale, non sembra essere tra le priorità della politica, di governo e non. 

La riunione delle nuove Camere, prevista entro il 20esimo giorno dalle elezioni, difficilmente avverrà prima della prossima settimana e altrettanto difficilmente ci saranno i tempi per la formazione di un esecutivo in tempi utili e comunque in grado di discutere e decidere entro la scadenza del 2 novembre.

Gi.Ga.
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