Prima delle scuole si devono chiudere uffici, bar d'asporto, mercati all'aperto, alcune fabbriche, alcuni negozi. Si possono, soprattutto, stringere i controlli da parte di forze dell'ordine sulle strade, nelle piazze e nei parchi... Solo dopo aver fatto tutto questo, se i contagi non rallentano ancora, si dovrebbe impedire agli studenti di andare in classe.
E allora quello del primo cittadino modenese è un appello coraggioso perchè lanciato nel bel mezzo della terza ondata e con i numeri dei ricoveri in costante aumento, ma che non può che essere sottoscritto. Le scuole, lo ricordiamo, a Modena, Bologna e in Romagna non sono chiuse per indicazioni del Governo (l'Emilia Romagna ad oggi è zona arancione), ma in base ad ordinanze ad hoc della Regione. Ebbene, al di là di chi sia la responsabilità di questa misura occorre una netta inversione. E il sindaco di Modena spiega perfettamente i motivi che riassiumiamo usando le sue stesse parole:
1. È a rischio la tenuta delle comunità locali se le famiglie non riescono a tenere assieme lavoro e educazione dei figli.
2. Non possiamo chiedere ai genitori di continuare a pagare le rette, né è pensabile che le sole finanze comunali sostengano queste perdite.
3. Vi è stata poca chiarezza e contraddittorietà dei provvedimenti adottati e della relativa comunicazione istituzionale che hanno causato giorni di grave difficoltà nei rapporti con le famiglie.
4. I servizi educativi sono luogo di educazione ma anche indispensabile servizio di conciliazione per le famiglie.
5. Vediamo la fine del tunnel ma è ancora troppo lontana.
A questi argomenti fortissimi elencati da Muzzarelli nella sua lettera ne aggiungiamo ancora una volta il sesto.
Giuseppe Leonelli



