'In soli 7 mesi del 2025 dopo la reintroduzione nel mese di maggio del ticket sui farmaci da parte della Regione Emilia-Romagna sono stati venduti in meno quasi 3 milioni di farmaci rispetto al corrispondente periodo di maggio – novembre del 2024. Quel ticket è una tassa sulla salute che spinge gli emiliani e i romagnoli a curarsi meno e non ha risolto i grandi problemi della sanità regionale, in particolare quello delle liste d’attesa infinite o addirittura chiuse'. È quanto ha dichiarato il presidente del Gruppo Forza Italia nell’Assemblea legislativa dell’Emilia-Romagna e membro della segreteria nazionale del partito, Pietro Vignali, illustrando gli ultimi dati sulle vendite dei farmaci in Emilia-Romagna che ha recuperato dagli uffici regionali.
'Il calo della vendita dei farmaci da maggio a novembre 2025 rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente è stato nettissimo: - 2.914.196 confezioni pari al – 6,55 % - ha proseguito il consigliere regionale azzurro – La conferma che in quel mese di maggio sia successo qualcosa di particolare si evince anche dalla statistica di confronto dei primi quattro mesi, da gennaio ad aprile, delle due annualità 2024 – 2025: le confezioni vendute in quel quadrimestre erano praticamente invariate rispetto allo stesso quadrimestre dell’anno precedente perché mostravano un leggerissimo aumento (+0,86 %).
Questi dati confermano ciò che avevamo denunciato sin dall’inizio: il ticket sui farmaci non funziona come misura di razionalizzazione della spesa sanitaria. Colpisce i cittadini più fragili, penalizza chi ha patologie croniche e scarica sulle famiglie i costi di una gestione inefficiente del sistema sanitario regionale. Nel frattempo, le liste d’attesa per visite specialistiche ed esami diagnostici continuano ad avere tempi inaccettabili o sono addirittura chiuse, senza disponibilità. Così chi ha bisogno di cure è costretto a rivolgersi al privato, con ulteriori spese. I cittadini di questa Regione stanno subendo una doppia penalizzazione: da un lato il ticket sui farmaci, dall’altro l’impossibilità di accedere in tempi ragionevoli ai servizi pubblici. È l’esatto contrario del principio di equità su cui dovrebbe basarsi la sanità pubblica. Invece di tutelare i più deboli, l’Emilia-Romagna sta insistendo su una sanità sempre più iniqua dove si cura solo chi ha le risorse'.'È inaccettabile che, per fare cassa, si metta a rischio la salute delle persone – ha concluso – L’amministrazione regionale guidata da De Pascale smetta di chiudersi con la sua maggioranza nella narrazione non veritiera di avere il sistema sanitario regionale migliore possibile.




