'Si è commesso un grave errore di metodo e quando si commettono errori di metodo si finisce si finisce poi per compiere degli errori di merito. Noi riteniamo che su questo tipo di operazione non soltanto non sia stata seguita la procedura che la legge prevede, ma che non sia stata fatta comunicazione, non sia stato fatto confronto, non sia stata fatta pianificazione e organizzazione. Ciò rischia di avere ripercussioni forti sulla assistenza sanitaria ai cittadini e rischia di avere delle ripercussioni su tutta la sanità a livello provinciale' - afferma il commissarioo provinciale del partito Enrico Fontana. 'Credo sia doveroso denunciare tutto questo, soprattutto per un partito che in questo periodo sta facendo una forte attività di informazione e sulle problematiche della sanità regionale e per denunciare l'assoluta inadeguatezza di quanto è stato fatto e di quanto si stia facendo nel merito.
All'iniziativa hanno partecipato, oltre a Fontana e al referente organizzativo regionale di Forza Italia Emilia Romagna Antonio Platis i referenti e gli eletti azzurri in rappresentanza del territorio modenese: dalla Bassa fino alla montagna, passando per Vignola e il capoluogo.
'Non può essere il sindaco del capoluogo a decidere da solo come investire oltre mezzo miliardo di euro e, con questo, ridisegnare il futuro dell’intera rete ospedaliera provinciale, senza un’analisi approfondita e un vero confronto con i territori' - sottolinea Fontana. 'Allo stesso modo, il parere di due superdirigenti non può essere scambiato per la voce dei medici e degli infermieri che, ogni giorno, con professionalità, competenza e abnegazione, tengono in piedi una sanità modenese alle prese con criticità organizzative che proprio quei vertici non sono stati finora capaci di risolvere'.
A seguito della riunione degli eletti del partito,
L'illustrazione nel dettaglio delle proposte del partito è stata affidata ad Antonio Platis:
'La prima istanza è il ritorno della politica e del confronto istituzionale. Servono amministratori capaci di底层 discutere nel merito, assumersi responsabilità e rappresentare le esigenze dei territori. Non bastano, ad esempio, le rassicurazioni sulla permanenza del Pronto Soccorso del Policlinico se non viene spiegato quali reparti, specialisti e servizi resteranno a garantirne il funzionamento, anche alla luce dei requisiti previsti dal DM 70/2015. Un ospedale non è un contenitore edilizio e un Pronto Soccorso senza adeguate strutture di supporto rischia di diventare una realtà monca.
La seconda richiesta è l'avvio immediato di un nuovo Piano Attuativo Locale (PAL). L'ultimo piano organico pubblicato risale al 2011-2013 e non è un caso che quel percorso sia stato costruito nella dimensione provinciale, con un ruolo centrale della Provincia di Modena e il coinvolgimento di tutti i territori.
Serve recuperare un punto di vista provinciale, equidistante e capace di garantire tutti i cittadini, nel rispetto di un autentico principio di solidarietà territoriale. La sanità non può essere organizzata immaginando che tutto debba convergere su Modena e che gli ospedali periferici debbano accontentarsi delle funzioni residue. Al contrario, occorre costruire una vera rete ospedaliera, nella quale ogni presidio abbia una propria vocazione specialistica, riconoscibile e qualificata. Mirandola, Carpi, Sassuolo, Vignola e Pavullo non devono essere semplici satelliti del capoluogo, ma strutture capaci di sviluppare attività specifiche, produrre elevati volumi di prestazioni e raggiungere standard di eccellenza e attrattività, anche per pazienti provenienti da altri territori. È proprio attraverso la specializzazione dei presidi e una razionale distribuzione delle attività che si possono aggredire concretamente le liste d'attesa, migliorare la produttività e conseguire risparmi effettivi, evitando duplicazioni inutili e valorizzando professionalità e attrezzature già disponibili. Una rete ben organizzata può concentrare le attività di altissima complessità dove necessario, ma anche rafforzare gli ospedali territoriali, anziché impoverirli.
In più c’è il tema, che abbiamo toccato con mano nel sisma del 2012, della necessità di ridondanza in condizioni di emergenza. Ragion per cui furono inagibili tre ospedali ma il resto della rete riuscì ad assorbire il problema. Cosa impossibile se la calamità colpisse la nuova Baggiovara immaginata da Mezzetti. Per queste ragioni chiediamo un PAL fondato su dati aggiornati relativi ai bisogni sanitari, ai flussi dei pazienti, ai posti letto, al personale, ai volumi di attività e ai costi. Prima si definiscono le esigenze dei cittadini e le vocazioni dei singoli ospedali, poi si individuano gli investimenti necessari. Non il contrario.
La terza proposta è avviare una seria analisi per arrivare all'Azienda sanitaria unica provinciale, attraverso l'integrazione tra AUSL e Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena. Un obiettivo che non può restare un'ipotesi astratta, ma deve tradursi in uno studio di fattibilità con obiettivi misurabili, scadenze e un cronoprogramma certo, salvaguardando le funzioni universitarie e la qualità dell'assistenza. Una governance unitaria potrebbe consentire di superare duplicazioni amministrative, frammentazioni organizzative e competizioni tra strutture, favorendo una programmazione integrata del personale, degli investimenti e delle attività sanitarie. Un censimento serio dello stato edilizio delle strutture. Le eventuali economie dovranno essere misurate e reinvestite per migliorare i servizi ai cittadini. In questi anni si è sottratto Baggiovara all’Ausl per fondere i due ospedali nell’Aou, ma senza una logica complessiva non diventa un’integrazione una sovrapposizione di problemi.
'Forza Italia propone di invertire completamente il metodo: prima il PAL, poi il modello organizzativo e di governo della sanità provinciale e soltanto alla fine le scelte edilizie. Il tema non è costruire l'ospedale più grande, ma realizzare una rete sanitaria più efficiente, capace di garantire cure di qualità, con diversi livelli di complessità, in tutta la provincia. La vera sfida è mettere il paziente al centro di una rete di servizi, non concentrare tutti i pazienti in un unico centro. Significa valorizzare le specificità di ogni ospedale, avvicinare le cure ai cittadini e ridurre le liste d'attesa. Perché una sanità davvero moderna non è quella che accentra tutto, ma quella che sa organizzare e distribuire al meglio competenze, risorse e prestazioni sul territorio' - hanno concluso i referenti di Forza Italia.


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