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'Scandalo Amo, alla fine tutto si concluderà col pagamento di 70mila euro'

'Scandalo Amo, alla fine tutto si concluderà col pagamento di 70mila euro'

'Non sembra l’ex dipendente in grado di restituire i 450mila euro richiesti, né che prevedibilmente verrà tale cifra recuperata dai recalcitranti direttori'


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'Ho la fastidiosa impressione che sullo scandalo AMO ci sia stata una colossale presa in giro dei modenesi da parte del nuovo amministratore Bosi e di chi ha concertato con lui tutta l’operazione “salva il compagno di partito Reggianini”. Qualsiasi azione più o meno giudiziaria intendesse intraprendere l’amministratore unico di AMO, Bosi, per recuperare il denaro indebitamente sottratto, doveva essere approvata dall’assemblea dei soci (Provincia e comuni modenesi) e a questa si è presentato con una proposta imprecisa nei numeri, lacunosa nei contenuti e assente della documentazione di accertamento e distribuzione delle responsabilità e dei pesi fra i vari amministratori'. A parlare è il consigliere Maria Grazia Modena.

'In ogni caso, emerge chiara e lampante la volontà di sottrarre da ogni responsabilità futura gli ex amministratori (Burzacchini e Reggianini), che hanno prontamente accettato la proposta di conciliazione bonaria delle loro responsabilità quantificata in 70 mila euro circa complessivi, che sembrano uscire dalla differenza tra l’ammanco totale e quanto sottratto dalla ex dipendente. Fino ad ora questa quota non aveva trovato nessuna ipotesi di autore. Unici capri espiatori vengono indicati i due direttori, succedutisi durante i cinque anni della vicenda truffaldina, ai quali viene addossata per intero la responsabilità indiretta dell’ammanco di 515 mila euro circa, che lo stesso Bosi dichiara in assemblea essere saliti a 582 mila euro dopo ulteriori accertamenti.

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Ai soci dell’assemblea bastava il cambiamento del totale dell’ammanco per proporre un rinvio dell’assemblea con la richiesta di documenti aggiornati nei numeri, nonché la disponibilità della documentazione dell’indagine che ha portato alla distribuzione e ai diversi pesi delle responsabilità. Invece, l’assemblea dei soci ha approvato passivamente sulla parola dell’amministratore unico Bosi un documento che fa acqua da tutte le parti, con la benevola astensione dei sindaci di centro destra, all’insegna del detto che “cane non mangia cane”. Conclusione. Ora Bosi può procedere con un concordato di 70 mila euro circa con i due ex amministratori e un’Azione di Responsabilità per l’intero ammanco verso i riottosi direttori, che non hanno accettato la conciliazione - continua la Modena -. Però, se è come ho presupposto, cioè che i 70 mila euro affibbiati agli ex amministratori sono la differenza fra l’ammanco totale e quanto sottratto dall’ex dipendente, cambia l’aspetto giuridico del danno causato dagli amministratori: indiretto (scarso controllo e vigilanza) o diretto (appropriazione indebita)?
Se 515 mila euro circa sono l’oggetto di una indebita appropriazione, anche se scorporato in due quote 450 mila euro circa (alla ex dipendente) e 70 mila euro circa (ai due ex amministratori), non cambia l’oggetto di indebita appropriazione. Per Bosi però non sembra essere così. Solo la quota attribuita all’ex dipendente fedifraga (450 mila euro cica) sarebbe quella indebita e perseguibile con denuncia, l’altra oggetto di conciliazione. In ogni caso, l’amara constatazione è che ancora una volta saranno i cittadini a rimborsare il maltolto. Infatti, non sembra l’ex dipendente in grado di restituire i 450 mila euro circa richiesti, né che prevedibilmente verrà tale cifra recuperata dai recalcitranti direttori, che già sono sul piede di guerra. Unica consolazione, scarsa per i cittadini, i 70 mila euro circa che hanno messo il riparo dal peggio i due ex amministratori unici. Ben poca cosa'.

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