'Siamo di fronte a un caso emblematico di opacità. Solo pochi giorni fa Bosi si ergeva a paladino per aver ottenuto, almeno sulla carta, il recupero di 448.157 euro, pari all’88% di quanto richiesto da Amo Spa e finora denunciato. Oggi, però, l’ammontare del maltolto è lievitato fino a sfiorare i 600mila euro, senza che siano stati dettagliati in modo trasparente i profili di responsabilità dei singoli. Il merito degli sviluppi investigativi è della Guardia di Finanza, che ha proseguito le indagini, mentre Amo continua a rincorrere le cifre e ad assumere un ruolo più da giocatore che da arbitro'. Così in una nota il coordinatore regionale di Forza Italia, Antonio Platis, a margine della conferenza stampa di oggi.
'La dichiarazione odierna di Bosi, nella quale si complimenta per l’alto senso civico dei suoi due predecessori, è inqualificabile. Chi ricopre quel ruolo dovrebbe preoccuparsi di accertare la verità, recuperare integralmente il maltolto e verificare eventuali carenze nella vigilanza, non di addolcire l’immagine pubblica dei colleghi. Sul banco degli imputati finisce anche l’ex amministratore unico Burzacchini, ma non è dato conoscere quale sia la contestazione specifica mossa nei suoi confronti. Evidentemente, tuttavia, la documentazione è stata ritenuta sufficientemente solida da indurlo a un accordo transattivo.
Forse — si chiede Platis — sono finite sotto la lente alcune spese della carta di credito non debitamente autorizzate? Appare inoltre evidente che a Reggianini non siano state integralmente addebitate le somme che eccedono quell’88% attribuito alla dipendente, ossia in particolare i prelievi in contanti e le spese effettuate con carta, per circa 68 mila euro. Per quale ragione gli sarebbe stato proposto di transigere per una cifra inferiore? E di quanto inferiore? Si tratta di elementi che, come già evidenziato nell’esposto presentato a fine luglio, sollevano ulteriori perplessità: secondo la normativa anticorruzione, infatti, i fondi di AMO potevano essere movimentati esclusivamente tramite bonifico'.
'Tra le molte incertezze emerge un ulteriore interrogativo: per quale ragione gli importi contestati a Di Loreto e Berselli superano la cifra dei bonifici versati dalla presunta dipendente infedele? Sono state contestate ulteriori spese da parte di Amo Spa? La perizia commissionata dall’attuale amministratore unico Bosi ripartisce le responsabilità tra quattro figure — i due precedenti amministratori unici, Burzacchini e Reggianini, e i due precedenti direttori generali, Di Loreto e Berselli — ma nulla viene chiarito rispetto ad altri ruoli di controllo. I revisori contabili, ad esempio, escono dalla vicenda senza citazioni e conseguenze.



