'In una città normale il tutti a casa sarebbe il minimo sindacale, ma a Modena ci si può permettere questo ed altro. Perché, questa situazione di una gravità assoluta non è la sola anomalia riscontrabile nella Fondazione di Modena, i cui componenti, ricordiamo, sono tutti di nomina pubblica (prevalentemente politica) e gestiscono denaro pubblico, perseguendo, secondo lo Statuto, “esclusivamente scopi di utilità e solidarietà sociale e di promozione dello sviluppo economico, sociale, culturale, scientifico, umano, etico e civile. La Fondazione promuove e sostiene la ricerca scientifica e tecnologica, promuove e sostiene la valorizzazione dell’arte, delle attività e dei beni culturali e ambientali, promuove e sostiene le attività di rilevante valore sociale e umano…”.
Andando a spulciare come viene gestito il “tesoretto di Modena” più che di “promozione dello sviluppo” si ha l’impressione che ci si preoccupi di ben altro, come si evince dalla distribuzione dei fondi del 2024, tra i quali spicca qualche milione di euro versato a pioggia a una pletora di associazioni, tra cui spiccano con una quota praticamente fissa di 7000 euro le Polisportive e tante altre con cifre insignificanti, che di sicuro non rappresentano alcuna possibilità di sviluppo o di qualcosa di utile per la città - continua la Modena -. Sostegni alle varie Associazione culturali, sportive... (Modena ne annovera più di 500, riconosciute dal RUNTS) che nei tempi passati erogava il Comune. Una Fondazione, evidentemente ridotta a “bancomat del Comune di Modena”, svolge il proprio compito istituzionale correttamente? Una tale involuzione e appiattimento della Fondazione, rafforzata dalla riscossione da parte del Comune nel 2024 di ben altri tre milioni di euro sui progetti presentati, spiega le incomprensioni fra l’ex sindaco Muzzarelli e il precedente presidente della Fondazione Cavicchioli, sicuramente più restio a cedere sull’autonomia dell’Ente rispetto al Comune.

