L’interrogazione di Ferdinando Pulitanò (FdI) sul tema dei rapporti istituzionali ed economici tra il Comune e la Fondazione di Modena alla luce dell'ammanco milionario dai conti di quest’ultima, a cui ha risposto il sindaco Massimo Mezzetti, è stata trasformata in interpellanza, generando un dibattito tra i consiglieri stessi.
Andrea Mazzi (Modena in ascolto) ha definito la Fondazione 'un soggetto strategico per il territorio', ricordando che, pur non essendo formalmente pubbliche, si parla di 'risorse frutto dei risparmi dei cittadini e oggi il territorio è più povero di oltre un milione di euro'. Per il consigliere, 'è grave che il problema sia emerso solo grazie alla Guardia di Finanza' e che circa 800 bonifici siano passati inosservati per anni; ha quindi chiesto una riflessione sulle nomine e sulla governance dell’Ente.
Per Fratelli d’Italia, Luca Negrini ha ricordato che 'siamo stati i primi a depositare un’interrogazione per fare luce sull’ammanco'. Pur riconoscendo le differenze tra una partecipata e un ente privato, il consigliere ha sottolineato che 'i fondi hanno un interesse pubblico e il Comune nomina quattro membri'; è pertanto necessario 'aprire una riflessione sulle nomine' e garantire maggiore trasparenza quando emergono criticità.
A sua volta Elisa Rossini, richiamando lo Statuto della Fondazione e il decreto legislativo 153/1999, ha ricordato che 'il Consiglio di indirizzo, dove il Comune nomina quattro membri, ha poteri di indirizzo e controllo anche sull’azione di responsabilità', giudicando 'non condivisibili' le parole del presidente sull’ammanco e chiedendo 'un esercizio pieno e rigoroso delle funzioni di vigilanza'. Per la consigliera, 'non basta dire che il patrimonio non è pubblico', perché in realtà nasce da risorse di origine pubblica e ha finalità di interesse collettivo.Giovanni Bertoldi (Lega Modena) ha ribadito che 'la Fondazione è privata ma il suo patrimonio appartiene idealmente alla città', per finalità e origine, ricordando di aver informato il Ministero dell’Economia e delle Finanze, sostenendo che 'chi guida una struttura deve assumersi responsabilità, se non dirette, di tipo professionale. Oltre 800 operazioni irregolari in pochi anni senza che nessuno se ne accorga: è possibile che tutti i controlli abbiano fallito?', ha domandato Bertoldi, per cui occorre 'tenere i riflettori accesi su tutte le realtà con finalità pubbliche'.
Per il Movimento 5 stelle, Giovanni Silingardi ha invitato a mettere al centro 'il fatto che c’è un indagato che avrebbe sottratto risorse destinate a funzioni pubbliche', richiamando la distinzione tra responsabilità penali e politiche.
Per il Pd, Enza Carriero ha respinto le accuse di minimizzazione e superficialità, sostenendo che 'nessuno ha inteso sminuire la gravità dei fatti'. La consigliera ha ricordato che 'questo Consiglio non è un tribunale' e che l’indagine della Procura è in corso, sottolineando la 'ferma volontà di recuperare le somme distratte' senza interferire con l’attività investigativa, ricordando inoltre che il presidente avrebbe agito con prudenza, attendendo 'dati certi forniti da un advisor esterno” prima di esprimersi sull’ammanco di 1.162.000 euro. Dal canto suo, Luca Barbari ha ricordato che la Fondazione, vigilata dal Mef, è 'ente privato con risorse destinate al bene collettivo' e che il Comune svolge solo una funzione di designazione, mentre i controlli spettano agli organi statutari e al Ministero. Il consigliere ha sottolineato che sono in corso verifiche da parte degli organi competenti e ribadito che non spetta al Consiglio comunale sostituirsi a chi è deputato ai controlli.
Paolo Ballestrazzi (Pri-Azione) ha parlato di 'vulnus grave' nel sistema delle designazioni, osservando che due casi ravvicinati (aMo e Fondazione) impongono una riflessione politica.
In replica Ferdinando Pulitanò (FdI) si è detto “insoddisfatto” della risposta, ritenendo che la vicenda non possa essere liquidata come questione tecnica o privatistica. 'Riguarda la fiducia dei cittadini nelle istituzioni', ha affermato, ricordando l’origine pubblica delle fondazioni bancarie. Secondo il consigliere, il sindaco avrebbe potuto 'sollecitare una valutazione di passo indietro' da parte dei vertici e chiedere maggiore chiarezza ai nominati, perché 'un milione di euro non può sparire come fossero 20 euro'.
Il sindaco Mezzetti ha concluso il dibattito e, rivolgendosi al consigliere Pulitanò, ha specificato che 'i processi, penali o contabili, vanno fatti nelle aule giudiziarie. Quello che possiamo fare in Consiglio Comunale è dare un giudizio politico su quanto accaduto e sicuramente lo stiamo facendo e lo faremo'. Il sindaco ha ricordato di aver più volte espresso che quanto accaduto sia un fatto 'molto grave' e ha insistito sul fatto che il Comune non possiede poteri di controllo sulla Fondazione perché non si tratta di una società partecipata ma di un ente di diritto privato nel quale l'amministrazione ha poteri di designazione di alcuni rappresentanti del Consiglio d'Indirizzo. Il sindaco ha infine concluso richiamandosi alle parole del presidente della Fondazione sul processo in atto per rafforzare i meccanismi di controllo della stessa.


