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'Se alleanza di Governo Pd-M5S è sui temi, in Emilia Romagna piena sintonia'

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Intervista a Stefano Bonaccini: 'La Lega ci ha isolato e l’Italia oggi è ai margini dei centri decisionali. Sei ‘sovrano’ se partecipi alle decisioni, non se ti chiami fuori'


'Se alleanza di Governo Pd-M5S è sui temi, in Emilia Romagna piena sintonia'

La crisi di governo, il nascente asse Pd-5 Stelle, il futuro del Pd e, soprattutto, i riflessi sulle prossime elezioni regionali. Il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini affronta i temi centrali per la vita politica del Paese e della Regione in una lunga intervista su La Pressa.

Presidente, iniziamo dal nuovo scenario nazionale. Il Governo Pd-M5S dopo una lunga contrattazione sugli incarichi e sul ruolo di vicepremier sta vedendo la luce. Lei in questi giorni si è espresso favorevolmente come gran parte del Pd. Resta la posizione contraria di Calenda, peraltro applaudita alle feste dell'Unità. Ecco, questo elemento di coerenza rispetto alle parole spese pochi mesi fa (lei è stato più accorto, ma sono famose le dichiarazioni di Zingaretti a febbraio o di Renzi un mese e mezzo fa) meritava e merita più attenzione? Come pensa il Pd possa recuperare consenso se le parole perdono valore? Annacquando in questo modo la propria identità cosa resta dell'ultimo vero partito strutturato italiano?
'Guardi, ognuno ha le proprie incoerenze. Stiamo ai fatti: Salvini ha aperto la crisi e il governo oggi non c’è più per scelta sua. Voleva legittimamente provare a prendere più voti con elezioni anticipate, ma poi si è accorto che siamo in una democrazia parlamentare regolata da una Costituzione, che non spetta a lui sciogliere le Camere e che è possibile un’altra maggioranza parlamentare senza la Lega. A quel punto ha fatto retromarcia proponendo addirittura a Di Maio di fare il premier. Destabilizzare il Paese per convenienza di partito potrà anche essere legittimo, ma è sbagliato: l’Italia ha bisogno di un governo che governi, che assuma provvedimenti per il lavoro, che sblocchi gli investimenti per la sostenibilità ambientale, che sostenga i redditi delle famiglie. E il Pd recupererà ulteriore consenso solo se saprà fare queste cose, a imprimere questo cambiamento. Più dei tatticismi, a me interessa questo'.

Quanto, a suo avviso, in questa alleanza battezzata 'Ursula' proprio da Prodi, vi è di diktat europei? Non è che l'inconciliabile è divenuto conciliabile per le pressioni di Bruxelles e per porre un argine al sovranismo salviniano? In questo caso, se davvero questo Governo lo ha voluto l'Europa (ammesso e non concesso) non deleghiamo eccessivamente la nostra sovranità?
'Se un Governo nascerà sarà in Parlamento, non a Bruxelles. Che gli altri paesi europei guardino con inquietudine alla Lega è abbastanza scontato e credo che questo dovrebbe far riflettere anche Salvini. Abbiamo rotto con tutti e questo ha danneggiato l’Italia. D’altro canto, è assolutamente normale che un’Italia a guida sovranista e antieuropeista fatichi a trovare solidarietà e sostegno, sia che si tratti di flessibilità dei conti, sia che si tratti di gestione comune di politica migratoria. La Lega ci ha isolato e l’Italia oggi è ai margini dei centri decisionali. Sei ‘sovrano’ se partecipi alle decisioni, non se ti chiami fuori e ti fai escludere: riportare il nostro Paese lì dove si decide è interesse di tutti e anche in questo serve una svolta rispetto all’ultimo anno e mezzo'.

Lei ha aperto alla possibilità che questa alleanza nazionale possa trovare un elemento speculare in Regione Emilia-Romagna. Una apertura che però ha incassato il no immediato del capogruppo M5S Andrea Bertani. E' stato avventato Bertani, visti gli ultimi voltafaccia, o troppo ottimista lei? In caso di disponibilità dei 5 Stelle ad allearsi anche in Emilia-Romagna lei sarebbe pronto a non candidarsi per trovare un nome di sintesi?
'Le alleanze non si fanno “a freddo” o “a tavolino”, ma solo misurandosi sui problemi. E non esiste alcun automatismo per cui se governi insieme il Paese allora fai meccanicamente alleanze identiche in tutti i territori. Ciò detto, aggiungo due cose: anzitutto non ho paura di confrontarmi con nessuno sui programmi, forte delle nostre ragioni, ma anche disponibile ad ascoltare quelle degli altri. In secondo luogo, l’agenda programmatica su cui si sta provando a costruire un’alleanza di governo a Roma tra centrosinistra e M5s verte su temi di cui anche noi ci stiamo occupando in Emilia-Romagna e che metteremo al centro della prossima campagna elettorale, dal lavoro alla scuola pubblica, dal diritto alla salute alla mobilità sostenibile. Non sono troppo ottimista, sono pragmatico: se un nuovo Governo dovesse ripartire finalmente da queste cose troverebbe la nostra Regione in prima linea e in piena sintonia'.


Foto Francesco Pierantoni

I sondaggi al momento, pur con una coalizione larga e solida come quella da lei costruita ma senza alleanza coi 5 Stelle, in Regione sorridono alla Lega e del resto il risultato delle Europee è stato chiaro. Lei teme che il Pd possa non rappresentare più un marchio attraente? E' per questo che nella sua campagna social è scomparso il marchio Pd sostituito dallo slogan 'Siamo l'Emilia Romagna'?
'I sondaggi cambiano tutti giorni e da quando ha aperto la crisi di governo la Lega è in calo forte e costante. Quanto poi al voto di tre mesi fa, è verissimo che la Lega ha vinto le Europee, ma è altrettanto vero che nello stesso giorno ha perso nell’80% dei comuni dell’Emilia-Romagna. Segno che i cittadini sanno distinguere rispetto al contesto e che alla fine, di volta in volta, scelgono quella che ritengono la proposta più credibile per quel territorio. Tra pochi mesi voteremo per la Regione Emilia-Romagna, non per le Europee o le Politiche: io sono il presidente e mi occupo di Emilia-Romagna. Faccio notare che non ho messo o tolto alcun simbolo: sono stato eletto con una maggioranza di centrosinistra, non solo del Pd. Inoltre, quando si occupa pro-tempore un ruolo istituzionale, bisogna ricordarsi che si governa per conto di tutti, anche di chi non ti ha votato. A differenza di altri non mescolo i due piani'.

L'impressione è che la Lega, al di là del consenso legato al traino salviniano (finchè c'è stato) non sia in grado di esprimere una classe dirigente locale credibile agli occhi dell'elettorato con inquietanti strizzate d'occhio all'estrema destra. A Modena il caso della candidatura di Prampolini e l'appoggio della Terra dei Padri è stato emblematico e oggi lo stesso nome della Borgonzoni non pare convinca in pieno gli stessi alleati della Lega con Fdi che ha addirittura messo in campo il nome di Meluzzi. Eppure la volontà di cambiamento nell'elettorato è presente. Quel 'sistema' di potere che da 70 governa l'Emilia-Romagna mostra elementi di debolezza e a subirne è la meritocrazia e l'apertura a nuove energie. Lei crede, al di là degli slogan, sia possibile per il centrosinistra aprirsi e autorigenerarsi, a partire dalle nomine passando per appalti e rapporti coi mondi di riferimento? E' una lettura di parte questa o sente lei stesso il bisogno di questa vero ripensamento della sinistra, al di là (e perdoni la battuta) del suo recente e riuscito cambio di look?
'Non spetta certamente a me giudicare la credibilità della classe dirigente della Lega, ma mi pare che lo schema usato dalla Lega alle amministrative, e che vedo riaffiorare anche in vista delle regionali, non si sia dimostrato finora molto efficace nei territori: l’idea di anteporre Salvini ai propri candidati locali è un sintomo di debolezza, non di forza. La mia sfidante qui in Regione, ad esempio, non parla mai del territorio e di proposte per l’Emilia-Romagna. Io non la incontro mai dove emergono problemi, la vedo solo in televisione che parla di Salvini: qualcuno pensa davvero che poi si possa governare così una grande regione? Magari per interposta persona? Quanto alla dinamicità dell’Emilia-Romagna, dissento dalla sua analisi: questa regione risulta oggi la più dinamica del Paese, sia sotto il profilo economico che dal punto di vista sociale. Attraiamo investitori, ma anche giovani formati come nessun altro. In materia di appalti risultiamo l’ente più efficiente, avendo risparmiato con la nostra centrale per gli acquisti quasi 700 milioni in quattro anni, risorse che abbiamo reinvestito nel potenziamento dei servizi e degli organici, basti pensare alle 10mila assunzioni e stabilizzazioni nella nostra sanità. Come capacità di spesa dei fondi europei siamo indicati dal Governo come l’ente più virtuoso e siamo ancora una volta regione benchmark in sanità, vale a dire da prendere a riferimento. Mi permetto di dire, numeri alla mano e alla prova dei fatti, che risultati così non si ottengono difendendo un presunto “sistema di potere”, mortificando la meritocrazia e inibendo nuove energie, ma esattamente il contrario: abbiamo e stiamo cambiando molto perché la sfida che abbiamo è con i territori più avanzati d’Europa e del mondo. Gli investimenti più significativi – penso ai Big data e al supercalcolo – li stiamo facendo immaginando i prossimi 30 anni, non tutelando “gli amici degli amici”. E se nessuna Regione spende in proporzione quanto noi in formazione, è perché abbiamo in testa le generazioni più giovani e il loro futuro, non fortini arroccati di piccoli interessi che non esistono più da tempo'.

Veniamo ai temi. Tre su tutti. Economia. Partiamo da quello che lei spesso rivendica come un successo della sua giunta. L'Emilia-Romagna è la prima regione italiana per crescita e seconda per export dopo la Lombardia offrendo quasi il 14% dell'export italiano. Quanto le scelte politiche della amministrazione regionale hanno inciso su questo dato e quanto è merito del sistema imprenditoriale, al di là del colore politico di viale Aldo Moro?
'Credo che questi risultati derivino da un lavoro corale molto intenso, in cui ciascuno ha fatto la propria parte e tutti insieme si è collaborato per il meglio. Questo modo di agire è ben rappresentato dal “Patto per il lavoro” che abbiamo sottoscritto a inizio legislatura con tutte le associazioni di impresa e professionali, con le organizzazioni sindacali e le università, con le camere di commercio e gli enti locali, fino al terzo settore: insieme abbiamo concordato le direttrici, le priorità e le modalità attraverso cui abbiamo mobilitato investimenti per oltre 20 miliardi di euro. È davvero un unicum nazionale. Questo, sia chiaro, non deve farci perdere di vista i tanti problemi ancora da risolvere, le contraddizioni sociali da sciogliere, i ritardi che vanno recuperati. Ma è la prova provata che in un Paese che troppo spesso vive di contrasti e litigi esiste anche un modo per fare le cose diversamente. E insieme'.

Infrastrutture. Parliamo di Bretella e Cispadana. I lavori della Bretella dovevano partire da tempo, famosa la figuraccia del sottosegretario 5 Stelle Dell'Orco costretto per volere di Toninelli a rinnegare una sua battaglia. Eppure perchè il cantiere ancora non è partito? E sulla Cispadana vi sono notizie? Realisticamente, dopo tante promesse, può ipotizzare una data certa di inizio lavori per queste due opere?
'La Bretella doveva partire già all’inizio della primavera scorsa. Poi il ministero decise di sottoporla alla famosa analisi costi-benefici che, come noto, ha confermato in pieno la bontà del nostro progetto e l’utilità dell’infrastruttura. Dopo è stata la volta del Consiglio superiore dei lavori pubblici, diciamo pure un altro scrupolo singolare. Ci dicono che a giorni dovremmo avere il nulla osta, anche se stanno passando settimane. Va detto almeno che ora non ci sono più istanze a cui rivolgersi, le hanno esaurite tutte: se non per amore, almeno per forza adesso dovranno autorizzare i lavori. Quanto alla Cispadana, come riconosciuto dal Governo, è di stretta competenza regionale: l’iter di adeguamento progettuale è stato rallentato dalle incertezze pendenti sul rinnovo della concessione ad Autobrennero, ma confermo che il mese prossimo il progetto definitivo sarà completato con le ottimizzazioni previste e potremo poi entrare nella fase esecutiva con la conferenza dei servizi. E’ ragionevole prevedere che l’avvio del cantiere ci sarà tra un anno'.

Bibbiano. La Pressa ha pubblicato in 15 puntate ampi stralci integrali della ordinanza del Gip. Quello che emerge è davvero un quadro allucinante. Ovviamente occorre aspettare i tre gradi di Giudizio, ma in questo caso l'Emilia-Romagna si è dimostrata attenta creando una Commissione ad hoc. Ora però c'è un problema. L'ufficio di presidenza è composto da Pd-M5S e Sinistra. Con una alleanza Dem-5Stelle in vista non crede sarebbe più corretto ricreare l'Ufficio di presidenza aprendolo alla Lega. Proprio per offrire più garanzie ai cittadini e alle famiglie?
'Anche qui partirei da un dato di fatto: dopo tanti proclami e strumentalizzazioni, l’unica istituzione ad aver agito tempestivamente – a parte la magistratura ovviamente – è proprio la Regione Emilia-Romagna, andando ben oltre le proprie competenze e responsabilità. Abbiamo scelto di non attendere i tempi lunghi dei processi, nei quali pure ci costituiremo parte civile: è troppo importante, trattandosi di bambini e di famiglie, verificare subito e con il massimo scrupolo tutto il sistema di controlli e garanzie a tutela dei soggetti più deboli. Io ho alcuni punti fermi: il primo è che chi sbaglia paga, senza sconti e senza omissioni. Il secondo è che punire i responsabili significa anche tutelare il lavoro e l’onorabilità di migliaia di professionisti che non possono essere infangati dai primi. Il terzo è che occorre migliorare e cambiare tutto quello che è necessario affinché non ci siano spazi per abusi. Se è vero che non esiste una regola o una procedura perfetta che possa impedire al singolo di delinquere, è altrettanto vero che quando parliamo di bambini le precauzioni e le garanzie debbono essere doppie. Per questo abbiamo subito istituito una commissione tecnica di esperti, a cui poi se ne è aggiunta una politica di inchiesta, composta da tutte le forze politiche in Regione, di maggioranza e opposizione, e mi aspetto proposte operative entro ottobre, per agire subito, entro la legislatura. Mi lasci dire che in questo quadro è desolante assistere ad una polemica su chi debba ricoprire una vicepresidenza tra M5s, Lega e Fratelli d’Italia. Lo ripeto, in commissione sono ovviamente e giustamente presenti tutte le forze politiche. E ogni commissario ha identiche prerogative di accesso alle informazioni e di proposta. Vorrei dunque sentire proposte su come migliorare i servizi anziché polemiche per un posto'.

Giuseppe Leonelli


Giuseppe Leonelli
Giuseppe Leonelli

Direttore responsabile della Pressa.it.
Nato a Pavullo nel 1980, ha collaborato alla Gazzetta di Modena e lavorato al Resto del Carlino nelle redazioni di Modena e Rimini. E' stato ..   Continua >>


 
 

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