La giunta di Massimo Mezzetti - sindaco non modenese e per la prima volta non iscritto al partito di maggioranza locale - in questi primi mesi di governo ha dimostrato di voler sfidare la compassata e politicamente corretta realtà provinciale, fatta di regole non scritte e capace da sempre di controllare anche l'opposizione rendendola innocua, se non ancillare. Dal punto di vista ideologico poco cambia, tutto resta ancorato saldamente a sinistra, ma è sul tema economico, potremmo quasi dire del 'coraggio' che si registrano fatti inaspettati. Mezzetti ha sfidato il colosso Hera cambiando, insieme all'assessore Zanca, con un colpo di spugna un sistema di raccolta differenziata costruito e difeso per mesi. Ha sfidato i colossi del mondo edilizio imponendo due assessori come Carla Ferrari e Vittorio Molinari, giacobini del saldo zero e drasticamente contrari al Pug concepito dalle giunte precedenti. Ha archiviato il suo predecessore Muzzarelli senza inutili timori reverenziali e se ne è fregato del solito manuale Cencelli lasciando fuori dalla giunta Bosi, l'uomo di riferimento dell'area Schlein.
Col Pd concentrato come sempre sull'ennesima corsa alle poltrone, con Bonaccini volato a Bruxelles dopo aver abbandonato anzitempo la Regione (alla faccia di solenni promesse e giuramenti pubblici), Mezzetti ha iniziato a destrutturare un modello decennale.
Muzzarelli contro Sabattini, Ludovica Ferrari contro Maria Costi e ancora Paolo Negro, Stefania Gasparini e chissà chi altro... I leader (si fa per dire) Dem in queste settimane corrono per affermare se stessi, per definire la propria identità in base al ruolo sociale, alla casta, il tutto col solito specchietto del 'bene comune'. Come sempre. Del resto esattamente come avviene a destra dove in casa Fdi si lavora per la promozione della moglie del senatore, in casa Forza Italia per l'elezione del vicecoordinatore regionale e in casa Lega per il terzo giro di giostra del consigliere regionale uscente. Un rito sterile e noto, col solito palcoscenico da allestire, sorrisi da indossare e messali da rispettare. Eppure, proprio per questo, il sindaco in carica potrebbe avere campo libero.
Dicono che i nuovi assessori aprendo i cassetti dei propri predecessori in piazza Grande, siano rimasti, in tanti casi, ammutoliti. Dicono che la voglia di un cambio di passo sia reale, foss'anche per lo spavento provato. Lo dicono e forse si tratta solo dell'ennesimo bluff, del solito trucco da artista di strada, per imbonire coscienze leggere e distratte. Forse, ma in fondo crederci un'altra volta costa così tanto? Sì è vero costa molto, ma qualche elemento per dare qualche stampella al coraggio della illusione esiste. Uno su tutti.
Mezzetti da quando si è insediato - col suo accento romano annoiato e pigro - ripete a tutti che il suo sarà un giro solo. Cinque anni di governo e stop: tornerà alla sua vita, alla sua casa bolognese, al suo cane. Nessuna ricandidatura e, quindi, nessuna esigenza d'essere riconfermato.
Ecco, con una minoranza che da sempre abdica al proprio ruolo (al netto dell'impegno di qualche idealista consigliere comunale) Mezzetti potrebbe svolgerlo in prima persona. E chissà che dietro il bianco ospedaliero della vernice costantemente riproposta ai cittadini, non vi siano variopinti mosaici... Che ci si accontenterebbe anche di un disegno naif o di un ingorgo di colori.
Se davvero il sindaco non fosse interessato al consenso e al plauso dei soliti noti, potrebbe stupire. Una variabile davanti alla quale anche i più disillusi spettatori, quelli che pensano di avere già visto tutti i trucchi, potrebbero rimanere a bocca aperta. Come bambini, davanti alla libertà delle mani annerite e dei capelli arruffati di un artista di strada.
Giuseppe Leonelli



