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Società unica Tpl, domani summit in Regione: Mezzetti rifiuta l'atto di fede proposto da De Pascale-Priolo

Società unica Tpl, domani summit in Regione: Mezzetti rifiuta l'atto di fede proposto da De Pascale-Priolo

La Regione ha bisogno dei territori per giungere a una società unica che moltiplichi forza e divendi di Tper, ma non vuole 'pagare' in termini di equità le realtà locali


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Domani potrebbe essere il giorno della verità rispetto al braccio di ferro sul futuro del trasporto pubblico che vede scontrarsi il Comune di Modena, insieme agli altri Comuni del bacino Seta a parte Reggio città, e la Regione Emilia Romagna.
La Regione ha infatti convocato un incontro coi sindaci dei Comuni capoluogo al quale potrebbe partecipare, oltre all'assessore Irene Priolo, anche lo stesso presidente Michele De Pascale. Sul tavolo la nuova società unica regionale di Trasporto pubblico locale: si tratta del primo incontro politico, dopo quello del 30 gennaio nel quale la Priolo aveva incontrato i referenti delle Agenzia per la mobilità. Un incontro finito malissimo, con il rifiuto dell'assessore a spostare le gare al 2028 lasciando inalterato il vincolo del dicembre 2026 per i bacini provinciali di Modena e Reggio, a differenza di Bologna la cui scadenza è appunto due anni posticipata.
Il summit di domani arriva dopo che sono emersi i dati industriali che simulerebbero i rapporti di forza nella futura società unica, in base al peso delle varie società locali.
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L'assessore Davide Baruffi li ha presentati ai sindaci Pd modenesi e in base ai suoi numeri Modena varrebbe solo l'1%, Reggio il 3,7%, il Comune di Bologna e città metropolitana il 40% e la Regione il 37,5%.
Calcolando che Tper è di proprietà di Comune Bologna e Regione Emilia Romagna, vorrebbe dire che i due enti pesano da soli il 77%, lasciando le briciole al territorio.
Una prospettiva, quella di entrare in una società dove si fatto non si conta nulla, contro la quale il sindaco Massimo Mezzetti si è speso in modo deciso, consapevole anche dell'esperienza di Seta dove il governo bolognese con l'ad Roat, manager Tper, ha provocato un diffuso malcontento. Per usare un eufemismo.
Allineati con le posizioni di Mezzetti sono il Comune di Piacenza e i Comuni Reggiani della provincia, a partire da Rubiera e Guastalla, mentre Reggio Emilia capoluogo è in asse con le posizioni della Regione, tanto è vero che l'influente ex assessore alla mobilità Mirko Tutino è passato dal dire 'mai con Bologna' all'ingresso nel cda di Tper.

Posizioni distanti

Fin qui la Regione, anche per bocca del presidente Michele De Pascale, ha sempre chiesto ai Comuni un atto di fede: entrate nella società unica e dopo pensare al bilanciamento e anche, eventualmente, al ruolo stesso della donna forte di Tper, Giuseppina Gualtieri (note le polemiche sul suo doppio incarico).
Una posizione di fatto appiattita su Bologna del sindaco Lepore e sorda alle esigenze del territorio.
Il problema infatti è che le promesse del presidente sono ben lungi dal rappresentare un piano industriale.
Mezzetti vuole partire dai numeri, mettendo nero su bianco cosa Modena portebbe a casa da questa operazione. La tesi del sindaco è chiara: per arrivare a una società unica non bastano i freddi numeri bilancio, ma occorre considerare anche il peso politico, il bacino dei cittadini coinvolti (1.2 milioni gli utenti Modena-Reggio) e i km percorsi dai potenziali contraenti dell'accordo.
Il sindaco di Modena sa benissimo che la Regione ha bisogno dei territori per arrivare a una società unica che moltiplichi forza e divendi di Tper, ma allo stesso tempo non vuole 'pagare' in termini di equità le realtà locali.
La nuova società unica, se prendesse forma, sarebbe il terzo soggetto industriale a livello italiano, una macchina da guerra in grado di fare gare nazionali, di rafforzare il rapporto con Ferrovie dello Stato e di produrebbe tantissimi dividendi. Ma se Modena pesasse solo l'1% cosa porterebbe a casa di questa grande torta?

Le armi dei sindaci

Al momento i Comuni del bacino Seta hanno due punti di forza.
Il primo è l'aver iniziato la scrittura del patto di sindacato come
chiesto dalla Corte dei conti, per riprendersi il controllo di Seta, nonostante i disperati tentativi di una fetta del Pd vicino a Tper di sminuire il pronunciamento della Corte e del presidente Marco Valerio Pozzato a semplice indicazione non vincolante.
Il secondo punto di forza è la possibilità di andare a gara formalmente nel 2026 come imposto dall'Europa, e contemporanemante varare una proroga tecnica. A quel punto, in assenza di ampie concessioni da parte della Regione, Modena, Reggio e Piacenza potrebbero sbloccare la gara aprendo le porte forse a operatori esterno (come Flixbus), facendo saltare ogni progetto di società unica.

La domanda in sospeso

Infine resta una domanda: perchè il Comune di Bologna e la Regione Emilia Romagna non stanno applicando il controllo pubblico su Tper come ordinato dalla Corte dei Conti, al pari di quello che stanno facendo i Comuni di Reggio, Modena, Piacenza sul bacino Seta? Anche su questa domanda si gioca buona parte della partita.
Giuseppe Leonelli
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Direttore responsabile della Pressa.it.
Nato a Pavullo nel 1980, ha collaborato alla Gazzetta di Modena e lavorato al Resto del Carlino nelle redazioni di Modena e Rimini. E' stato vicedirettore...   

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