La riconversione ecologica del trasporto è un tema aperto da decenni, ma per affrontarlo non servono ideologie giacobine bensì concrete misure economiche e investimenti pubblici.
Vorrei offrire a Lugli, che peraltro stimo per la sua scelta di non accodarsi supinamente al Pd di Bonaccini, innanzitutto alcuni dati.
In Emilia Romagna, numeri del 2018, viaggiano 339mila autocarri, 16mila trattori stradali e 23mila rimorchi e semirimorchi. Il 92% di questi mezzi si muove a gasolio, meno dell'1% è a motore elettrico o ibrido. In Italia il 60% degli autocarri sono vecchi Euro 3 o inferiori e la merce percentualmente più trasportata è rappresentata col 17% da prodotti alimentari, bevande e tabacchi.
Se i dati sono questi è comprensibile a chiunque come una sovrattassa sul trasporto su gomma oggi non produrrebbe nessuna riconversione nell'immediato, ma comporterebbe semplicemente la necessità delle aziende di trasporti di aumentare il costo del servizio con un aggravio della spesa per gli utenti finali e cioè le famiglie e i cittadini. Una tassa peraltro uguale per tutti, ricchi e poveri. E, dunque, nemmeno lontanamente vicina agli ideali di sinistra professati da Lugli. O peggio ancora, visto lo scarso potere contrattuale di una categoria endemicamente debole, gli autotrasportatori farebbero da cuscinetto rispetto a una parte degli aumenti, causando la chiusura di nuove aziende già oggi sotto strozzo. Non vanno infatti dimenticate le conseguenze che una simile stangata causerebbe su un settore cardine dell'economia italiana. Oggi gli autotrasportatori italiani sono già i più tassati d'Europa e un ulteriore balzello non farebbe altro che aumentare il gap di competitività rispetto all'estero con conseguenze ovviamente nefaste, anche in termini di rispetto della legalità.
Su una cosa Lugli ha ragione. Servono scelte coraggiose e drastiche per la riconversione del modo in cui si intende il trasporto nel nostro Paese, senza dimenticare che comunque questo settore è responsabile solo in parte dell'inquinamento delle nostre città (9% tutto il parco veicolare fonti Ispra), inquinamento causato in primis da impianti di riscaldamento (38%) e allevamenti intensivi (15%). E senza neppure dimenticare che i motori alternativi, a partire dal gas o dall'elettrico (con l'energia che va comunque prodotta in centrali a gasolio), hanno un loro impatto ambientale, a volte addirittura superiore al diesel.
In ogni caso l'obiettivo della riconversione si raggiunge non con le tasse, ma con una seria politica di innovazione. Gli autotrasportatori sono i primi a chiedere venga praticata una seria cura del ferro che consenta ai mezzi su gomma di concentrarsi sulle tratte brevi, quelle peraltro più redditizie. Sono i primi a chiedere di poter svecchiare il loro parco mezzi attraverso incentivi strutturali alla rottamazione.
Il punto è che non possiamo chiedere a una categoria già piegata dalle tasse e dalla concorrenza estera di pagare i ritardi di anni di assenza di pianficazione della politica. Una sovrattassa, nonostante io non voglia mettere in dubbio le buone intenzioni di chi la propone, non farebbe che questo e avrebbe conseguenze pessime.
Cinzia Franchini



