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Villa Margherita, il Pd e la questione politica del caso Paris

Villa Margherita, il Pd e la questione politica del caso Paris

Il consigliere Stella ad esempio ha manifestato profondo dissenso per tutto il tempo occorso alla Parisi per leggere la sua arringa


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Sono poche le volte in cui ho provato e in modo così cocente un sentimento misto tra indignazione e vergogna. La seduta consiliare dello scorso 16 gennaio è una di quelle e rimarrà impressa a fuoco a futura memoria. All’interrogante consigliera Manenti in merito alla Casa per anziani Villa Margherita i cui lavoratori stanno manifestando per le clausole contrattuali forse non del tutto in asse al dettame costituzionale, ha risposto l’assessora Pinelli in uno strano clima di attesa quasi di segreta speranza della maggioranza di licenziare l’argomento spinoso velocemente (comunque poi pronti con gli interventi alla mano) per evitare lo scoppio di una eventuale bomba amica, che poi, in realtà c’è stato con l’intervento della consigliera di Modena Solidale Parisi.
Ella ha attaccato e criticato duramente la Cgil, il sindacato di riferimento per l’ex Partito comunista oggi Partito Democratico, che insieme agli altri sindacati confederati non ha esitato a definire il contratto di lavoro contestato dai lavoratori di Villa Margherita ‘un contratto pirata’.

E allora una domanda sorge spontanea: cosa sta succedendo in casa del Partito democratico modenese?

Siccome la segreta speranza della maggioranza rischiava di andare in porto, il capogruppo cinque stelle, proponente dell’interrogazione, ha dovuto irritualmente, prendere l’iniziativa di trasformare l’interrogazione in interpellanza, per tirare dentro alla importante discussione l’intero Consiglio, non omettendo di sottolineare che sui temi importanti manchi l’attenzione dovuta.
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E non fa meglio chi è incaricato di restituire i fatti alla pubblica informazione, perché nello svolgimento del Consiglio è mancato l’immediato e fedele resoconto.

Alla richiesta di Silingardi è seguito un lunghissimo minuto di silenzio, un silenzio surreale e nessuno interveniva, il presidente Poggi ha allora invitato la Manenti per la replica all’assessora, e solo in quel preciso momento si è fatto avanti il consigliere Carpentieri.

A dibattito avviato, l’intervento della Parisi non si è fatto attendere, allo stesso tempo una autodifesa e un atto d‘accusa molto duro che ha avvillupato l’Aula consiliare in un’atmosfera piombigna, con l’aggravante della presenza in aula delle lavoratrici di Villa Margherita che hanno dovuto subire, attraverso queste parole, uno chiaffo alle loro più che giustificate rivendicazioni.

Tanto per fare un piccolo esempio, l’orario di lavoro è di 38 ore settimanali, con la possibilità di estensione a 39/40 che non saranno considerate come ore di lavoro straordinario e pagate di conseguenza, saranno retribuite con un riconoscimento della tariffa del 10%, cioè meno di un euro all’ora.
Avete letto bene non è una svista, un errore, è la pura e cruda verità.

Sarebbe stato infinitamente meglio astenersi dall’intervenire nella discussione.

Ne avrebbe beneficiato ella in primis perchè l’infausta sortita ha eroso credibilità della sua figura di garanzia super partes come componente del Consiglio comunale, già pregiudicata dal brutto pasticciaccio (non quello di Carlo Emilio Gadda) dell’invio a sua insaputa degli sms elettorali, e avrebbe evitato di rendere visibile che in seno alla maggioranza c’è un bel problema. Problema attestato, ad esempio dall’atteggiamento del consigliere Stella che ha manifestato profondo dissenso per tutto il tempo occorso alla Parisi per leggere la sua arringa.

Paradossalménte i lavoratori hanno ricevuto più solidarietà dai consiglieri di destra che da quella storica sinistra paladina dei diritti del lavoro, un plauso alla consigliera Rossini che molto signorilmente riferendosi all’intervento della Parisi si è limitata a definirlo ‘molto imbarazzante’. Il capogruppo del Pd Carpentieri ha ripetuto più volte e non ha nascosto che qualche problema giuridico in merito c’è. Mentre il consigliere Cirelli ha dichiarato di ritenere ‘il lavoro’ una questione troppo importante per parlarne in Consiglio comunale. Certo che se non è adatto il massimo luogo della rappresentanza democratica...
chissà di grazia quale sarà il posto giusto.

Si è assistito a un déjà vu al cubo con l’intervento della Parisi, lo stesso stile profuso fin dal primo passo in consiglio comunale: alla interrogazione sempre del M5S sul caso degli invii dei famosi sms arrivati a molti iscritti al Caf presso cui lavora, rispose con una autodifesa che riversava su altri la responsabilità delle presunte irregolarità a lei attribuite nel corso della campagna elettorale per l’uso scorretto dei dati sensibili a fini elettorali. La vicenda poi è stata segnalata al Garante con un esposto molto circostanziato e si è in attesa del responso.

Questa è una questione politica ancora aperta nel Partito Democratico: è mancato fin dall’insidiamento il giudizio politico su una vicenda che ha steso un’ombra su tutta la consigliatura. Ombra che dalla seduta dell’altro giorno non accenna affatto a dissolversi al contrario si è materializzata plasticamente.

La Costituzione recita che si richiede nello svolgimento del proprio incarico come rappresentante delle istituzioni discliplina ed onore e a parole diversi autorevoli rappresentanti del Consiglio Comunale lo hanno ribadito: l’ex presidente Maletti ha rivolto ai nuovi eletti il consiglio augurante di occupare quei banchi tenendo la schiena dritta.

Il neo presidente del consiglio comunale Poggi esordì con l’omaggio al Gonfalone della città di Modena decorato Medaglia d’oro al Valor militare per la Resistenza come radice da cui partire per costruire per la nuova città un futuro che ne sia degna. Mentre il sindaco Muzzarelli nel suo discorso d’insediamento del nuovo Consiglio ha invocato il rigore, dichiarando che sarebbe stato “un padre duro e intransigente”. Vi saranno altre occasioni per mettere in pratica il suo proposito? Vedremo.

Franca Giordano

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