'Ho la ferma convinzione che somme di denaro siano ancora in giro e possano essere recuperate'. È una delle frasi indice di potenziali nuovi scenari che si potrebbero aprire sullo scandalo relativo all'ammanco da oltre un milione dalla Fondazione di Modena. Frasi, quelle pronunciate dal presidente della Fondazione, Matteo Tiezzi, in risposta alle nostre domande e a quelle dei colleghi nell'ultima
conferenza stampa sullo scandalo dell’ammanco da un milione e 162 mila euro, cifra accertata dalla società esterna incaricata della verifica.Uno scenario che riguarda anche altri soggetti che, oltre all'unico indagato e accusato dell'ammanco, sarebbero coinvolti in quanto legati agli 8 conti correnti, compreso quello dell'indagato, sui quali sono finiti i soldi inviati in maniera fraudolenta da tre conti correnti della Fondazione ad opera dell'ex dipendente con funzioni di responsabilità all'interno dell'organigramma della Direzione Generale della Fondazione. Conti e soggetti ancora coperti dalle indagini della Procura e sull'identità dei quali, prevedibilmente, il presidente Tiezzi non ha potuto sbilanciarsi. Nomi, oltre a quello del (per ora) unico indagato, che potrebbero aprire ulteriori sviluppi. Come detto, se da un lato i conti della Fondazione su cui l’indagato operava sono tre, di cui uno in particolare, dall’altro sono otto i conti correnti esterni su cui i soldi venivano trasferiti.
Ottocentosette bonifici su otto conti che farebbero riferimento ad otto soggetti diversi. Verso i quali la Fondazione avrebbe già avviato le 'normali' richieste preliminari di restituzione delle somme, nella consapevolezza, anzi nella convinzione, ribadita dal presidente, che si tratterebbe di somme presumibilmente ancora essere ancora in circolazione. Le indagini della Procura potrebbero quindi presto far emergere novità rilevanti sui riferimenti di quei conti e sulla destinazione delle somme irregolarmente trasferite, per opera del dipendente che dopo anni sarebbe riuscito a 'forare il sistema'. Il fatto che l'indagato avrebbe girato somme non solo sul suo conto ma su altri conti di altri soggetti non è cosa da poco.Il presidente ha più volte sottolineato come, 'all’interno di ogni realtà economica e finanziaria, se c’è l’intenzionalità di violare la legge e la conoscenza del sistema, i meccanismi per forare il sistema stesso si trovano', anche in una struttura organizzata come la Fondazione, dotata, lo ricordiamo e lo ricorda il Presidente, di tre livelli di vigilanza interna: collegio sindacale, organismo di vigilanza e società di revisione.
Ricordiamo anche che al vertice dell'organismo di Vigilanza siede quello stesso professionista ora chiamato a strutturare in AMO, dopo lo scandalo dell'ammanco che ha preceduto solo di qualche mese quello della Fondazione, quel sistema di controlli che in Fondazione, non è riuscito a rilevare le anomalie e prevenire le evidenti 'falle' nel sistema.Ciò che finora ha stupito, anche l'opinione pubblica, è proprio questo: nonostante la quantità e la qualità di avanzati strumenti di controllo, verifica e vigilanza interni alla Fondazione, un’attività fraudolenta così estesa nel tempo e così rilevante nella cifra sarebbe riuscita a sfuggire. Anzi, è ufficialmente sfuggita. Oggettivamente sfuggita, al di là dell'accertamento (fino ad ora tale da parte delle ultime verifiche), di responsabilità diretta o indiretta degli organismi e di altre figure interne alla Fondazione. Che il presidente, stando alla relazione presentata, ha escluso.
Movimenti e cifre che non erano però sfuggiti ad altri organismi esterni di controllo che già nel corso del 2025 avevano generato l'alert alla Guardia di Finanza. Le Fiamme Gialle, infatti, da luglio – come dichiarato dagli stessi investigatori – avevano iniziato a indagare sui movimenti particolari. Indagini e risultanze delle stesse dichiaratamente sconosciute ai vertici della Fondazione, quanto meno fino ad ottobre, quando con la Guardia di Finanza comunicò pubblicamente di avere accertato un ammanco di oltre 850.000 euro.
Distratti attraverso movimenti e bonifici che, dichiaratamente, le strutture interne della Fondazione non avevano rilevato.
Alla domanda rivolta al direttore – la prima figura con responsabilità dirigenziale anche nei confronti dell’indagato facente parte dell'organigramma della direzione generale – la risposta ricalca quanto già affermato dal presidente: il combinato disposto tra piccole cifre, distribuite su un arco temporale di cinque anni, e l’intenzionalità fraudolenta avrebbe permesso di eludere i controlli. Si tratta comunque in totale 807 bonifici effettuati dal 1° gennaio 2019 alla fine del 2025, non da un solo conto ma da tre conti della Fondazione, con particolare concentrazione su uno di essi. Di fatto, centinaia di bonifici da un unico conto senza che nessuno se ne accorgesse. Le indagini sono in corso e sono tutt'altro che chiuse.L'ammanco totale certificato dalla società esterna di 1.162.000 euro ha definito, a differenza di quanto avrebbero potuto fare pensare le reazioni degli organi istituzionali più simili nei toni a quelle di una sentenza di assoluzione che ai risultati di una verifica tecnica e contabile, solo una più precisa dimensione contabile ma aperto, nella misura in cui ha individuato 8 distinti conti correnti beneficIari, nuovi possibili scenari e sviluppi della vicenda. Se da un lato c'è l'evidenza dichiarata di somme destinate al gioco finite sul conto corrente dell'indagato, dall'altro c'è la nuova evidenza di somme finite su altri conti di altri soggetti con potenziali e possibili altre destinazioni. Ancora pubblicamente sconosciute. Somme che, non sappiamo su quali presupposti, il Presidente Tiezzi ha affermato, potrebbero essere ancora in giro e recuperabili.
Gi.Ga.